Guardie e ladri – le cinque migliori serie crime degli ultimi anni

Nate praticamente assieme alla TV, tra criminali, poliziotti, pistole e drammi personali le serie crime sono un inossidabile classico.

Gettonatissime su tutti i canali, sono state negli ultimi anni un ottimo terreno di sperimentazione narrativa e ibridazione con altri generi: dal fantasy al pulp, passando per fantascienza e thriller psicologico.

5°- Lie to me (2009 – 2011)

Cal Lightman è un uomo particolare: è un padre affettuoso, un brillante psicologo, un businessman ed ha un passato nelle forze militari britanniche.
La sua specialità è quella di riconoscere le microespressioni sui volti delle persone, espressioni impercettibili che rivelano i reali sentimenti di qualcuno: al dottor Cal Lightman è impossibile mentire.

Cal, che ora vive negli Stati Uniti come privato cittadino, è a capo di una compagnia privata, attraverso la quale offre i suoi servizi di “macchina della verità umana” alle forze dell’ordine e a chiunque altro possa permetterseli.

Un caso dopo l’altro conosceremo meglio l’intricata mente del dottor Lightman, e scopriremo che essere costretti a sapere sempre se qualcuno sta mentendo è molto spesso una condanna più che un dono.

Probabilmente secondo molti di voi meriterebbe una posizione migliore, se non altro per la presenza del grande Tim Roth nel ruolo di protagonista, ma purtroppo la stanchezza si è fatta sentire (poco) nella seconda e (un po’ di più) nella terza stagione.
Pur rimanendo complessivamente una serie di grande qualità, l’odore sgradevole della ripetitività aveva cominciato a manifestarsi, anche se è davvero difficile (se non impossibile) trovare noioso anche uno solo dei 48 episodi.

Da segnalare: esistono davvero degli studi sulle microespressioni facciali, in particolare il dottor Cal Lightman si rifà ai lavori di Paul Ekman, uno psicologo statunitense.

4° – Luther (2010 – in corso)

Il quarto posto è di John Luther, un personaggio che da solo vale un’intera serie.

John è un detective della omicidi di Londra, un vero e proprio genio, ma anche un uomo irascibile e pieno di conflitti interiori.
All’inizio della prima stagione lo vediamo riprendere il lavoro dopo una pausa forzata durata svariati mesi, causata da un incidente avvenuto mentre stava arrestando un criminale.

Nei dieci episodi delle due stagioni che compongono la serie Luther cercherà di superare i sensi di colpa e i fantasmi del passato, mentre affronta un presente sempre più duro buttandosi a capofitto sul lavoro.
A questo punto aggiungere qualsiasi cosa significherebbe spoilerare, pertanto mi limito a consigliarvi caldamente la visione di questa serie, una delle più interessanti uscite negli ultimi anni.

Da segnalare: il protagonista è interpretato da Idris Elba (Golden Globe 2012 proprio per questa serie), che ha avuto una parte importante nella serie che occupa il primo posto in questa classifica.

3° – Life on Mars (UK) + Ashes to ashes (2006 – 2010)

Al terzo posto tutte le stagioni di Life on Mars e Ashes to Ashes, due serie britanniche (fate finta che il remake USA di Life on Mars non esista) che vanno a comporre un’unica lunga storia.

In Life on Mars un agente della polizia di Manchester viene investito da un’auto nel 2006 e si risveglia nel 1973.
Il suo nome è sempre Sam Tyler, è sempre un poliziotto, e lavora nella stessa stazione di polizia… è solo l’epoca ad essere sbagliata.

Dopo lo smarrimento iniziale Sam si convince che l’unico modo per tornare nel 2006 è vivere la vita del suo alter-ego e scoprire che cosa gli è successo: è davvero tornato indietro nel tempo o è solo il frutto della sua immaginazione?

Sam episodio dopo episodio dovrà risolvere vari casi, avvicinandosi alla soluzione del mistero e lasciandoci intravedere un piccolo spaccato della Manchester degli anni ’70.

La storia si interrompe con l’inzio di Ashes to Ashes, in cui alla bella agente Alex Drake capita qualcosa di simile: nel 2008 viene colpita da un proiettile e si risveglia nel 1981.
Anche lei si ritrova ad essere una versione di sé stessa incastrata in un’epoca sbagliata, e per di più dovrà lavorare nello stesso ufficio di Sam Tyler, che è misteriosamente scomparso… sarà forse riuscito a tornare nel suo tempo?

Alex, indagando sul destino di Sam finirà per risolvere una volta per tutte il mistero che avvolge quella strana stazione di polizia e l’uomo attorno al quale sembra ruotare tutta la vicenda: l’ispettore capo Gene Hunt.

Da segnalare: i titoli delle due serie prendono spunto da due canzoni di David Bowie, una del 1971, l’altra del 1980, grossomodo gli anni in cui Sam e Alex si risvegliano, inoltre Sam sta ascoltando proprio “Life on Mars?” quando viene investito, mentre Alex avrà a che fare con un personaggio che fa chiaramente riferimento al video di “Ashes to Ashes”.

2° – Breaking Bad (2008 – in corso)

Una scelta durissima quella del secondo posto per questa serie davvero appassionante, della quale tra qualche mese potremo finalmente goderci la quinta e ultima stagione.

Non c’è molto da aggiungere a quello che è già stato detto altrove, mi limiterò dunque a riassumere molto brevemente la trama per quei due o tre che non sanno chi sia Heinsenberg.

Il bravissimo professore di chimica Walter White scopre di essere malato di cancro, proprio mentre la sua famiglia sta attraversando un brutto periodo dal punto di vista economico.
Walter decide, probabilmente senza essersi ancora ripreso dallo shock, di mettersi a produrre metanfetamine di superba qualità assieme ad un suo ex alunno, in modo da poter lasciare una grossa somma di denaro ai suoi cari quando se ne andrà.
La cosa poi gli sfugge un tantino di mano.

DEA, guerre tra imperatori della droga, famiglie che si sfasciano, omicidi, avvelenamenti e… barili di acido fluoridrico.
Breaking Bad prende dei personaggi verosimili e li catapulta in situazioni estreme, che sembrano venire fuori da un film dei fratelli Coen, con un pizzico di Robert Rodriguez e del miglior Guy Ritchie.

Da segnalare a chi non ha ancora intrapreso la visione: si, quello in mutande nel bel mezzo del deserto è proprio il bravissimo e pluripremiato Bryan Cranston, fino a qualche anno fa noto semplicemente come “il papà di Malcolm”.

1° – The Wire (2002 – 2008)

Il primo posto spetta ad una serie che, nonostante sia la preferita da Barack Obama, non ha mai vinto grandi premi, ed è passata piuttosto inosservata a casa nostra.

Nella città di Baltimora, nel Maryland, ogni giorno migliaia di persone mandano avanti le loro vite: spacciatori, poliziotti, politici, giornalisti, portuali… non sembrano rendersene conto, ma le loro esistenze si intrecciano in un grandissimo e complesso nodo che è la città stessa.

Durante le cinque stagioni di The Wire si osserva la realtà di una città piagata dal crimine da tantissimi punti di vista: si assiste alla vita quotidiana dei cittadini, alla nascita e alla caduta di piccoli e grandi boss dello spaccio, a tutti gli sforzi che la polizia fa per incastrarli e ci si capacita di come la macchina della giustizia si renda raramente utile.
Il tutto avviene sotto la supervisione di politici più o meno corrotti, ben incastrati in un sistema che sembra non avere alcuna speranza di cambiare.

Primo posto per il realismo che non lascia spazio a eccessi, perché non si assiste mai a facili drammatismi, perché si evita la retorica del “poliziotto eroe” che sfida un mondo corrotto in favore di una visione analitica d’insieme che non trascura mai la complessità dell’intero sistema e, soprattutto, si prende tutto il tempo necessario per mostrarci con calma quali sono i suoi difetti.

Da segnalare: uno dei personaggi principali, il maggiore Daniels, è interpretato da Lance Reddick, che molti ricorderanno come Matthew Abbadon in Lost e che dal 2008 interpreta l’agente speciale Broyles in Fringe.

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