La nuova vita del Teatro della Pergola. Intervista a Riccardo Ventrella

Intervista a Riccardo Ventrella, Direttore del Teatro della Pergola

Riccardo Ventrella, classe 1968. Si definisce un uomo dalle molteplici esistenze a dalle molte vite lavorative nelle quali ha accumulato un ampio bagaglio esperienziale: inizia esplorando l’universo della comunicazione sportiva e poi dell’organizzazione di eventi culturali, cominciata con una collaborazione all’Istituto Niels Stensen di Firenze e coronata dalla mansione di coordinatore artistico per l’Estate Fiorentina. Nel 2001 approda al teatro della Pergola di cui diventa Direttore nel 2007, passando inoltre per la presidenza dell’associazione Firenze dei Teatri. La sua direzione appassionata si traduce in un equilibrio tra passato e modernità, tradizione e rinnovamento, secondo un’ottica che guarda ancora alla funzione partecipativa del teatro, cercando continuamente di renderlo un luogo d’incontro unico e prezioso.

La Pergola ha recentemente inaugurato la stagione 2011/ 2012. Ci faresti una panoramica generale sulla programmazione di quest’anno?

La programmazione prevede grandi testi e grandi autori legati alla tradizione classica del teatro, una tipologia di allestimenti che a Firenze è possibile fruire solo alla Pergola. Ci saranno poi delle interessanti novità come “La commedia di Orlando” con Isabella Aragonese, “Occidente solitario” con Claudio Santamaria e Filippo Nigro, “La ragazza indicibile” con il testo di Giorgio Agamben e le coreografie Virgilio Sieni. Tutti spettacoli che strizzano l’occhio ad una messinscena contemporanea. Sarà una stagione sicuramente più movimentata delle precedenti, e questo costituisce un segno evidente della comune volontà di sperimentare cose diverse all’interno della programmazione.

Sul vostro sito si legge che la Pergola è molto più di un teatro. In che modo la vostra attività si differenzia da quella delle altre strutture teatrali?

Intanto la Pergola è un teatro molto grande ed ha quindi tantissimi spazi storici che lo spettatore solitamente non può vedere; è una struttura molto articolata e antica, che presenta il classico décor all’italiana da poter valorizzare anche per eventi di carattere diverso. Inoltre si è aperto nel tempo a un qualcosa che non è più semplicemente l’erogazione di spettacoli in prosa ma anche ad una trasversalità di linguaggi espressivi che sia in grado di attrarre un pubblico molto diverso che noi comunque vogliamo coinvolgere, perché la Pergola resta soprattutto un teatro ma deve rappresentare anche un punto d’incontro.

Dopo l’Eti la Fondazione Comune – Ente Cassa di Risparmio. Cosa è cambiato?

Si è chiusa una pagina che durava da sessantanove anni, iniziata nel 1942 quando il neonato Eti acquistò il teatro dall’Accademia degli Immobili che lo aveva costruito e gestito per trecento anni. Si conclude quindi una fase storica e se ne apre un’altra completamente diversa. Chiaramente abbiamo vissuto questo passaggio in un misto di apprensione, quando erano in discussione i posti di lavoro, di speranza, voglia di fare, e dispiacere perché in questo processo quasi trenta di noi se ne sono andati a lavorare per il Ministero. Ci sono stati molti cambiamenti ed è una sorta di “primo giorno di scuola” e come tale lo affronteremo. Certo, ci sono molti sentimenti contrastanti ma quello che conta è che il teatro vada avanti.

Tecnologia e social network possono aiutare il teatro?

Credo che il teatro sia molto avvantaggiato rispetto ad altre forme di spettacolo perché possiede alcuni elementi insurrogabili dalla digitalizzazione e che fanno parte del suo statuto ontologico, ovvero l’imprescindibile presenza umana. Questo è al contempo un suo punto di debolezza, poiché lo rende molto complesso, ma anche un suo punto di forza in quanto rappresenta, fra tutte le espressioni della produzione artistica, forse quella che più significa incontro fra le persone.

Se c’è uno spettacolo dal vivo che propone alle persone di incontrarsi, quello è lo spettacolo teatrale, proprio perché mette persone a confronto con altre persone; il teatro è anche un luogo che può difendere le persone dal malcostume odierno, dalla banalità, dalla volgarità… Certo, vi è anche il concerto ma col tempo ha assunto caratteristiche un po’ particolari: il teatro invece si propone sempre in un modo antico ed è questo a renderlo così attraente.

Ovviamente siamo consapevoli che la fruizione teatrale debba essere offerta in modo contemporaneo: bisogna infatti aggiornare continuamente le modalità con le quali il teatro arriva alla gente e per questo motivo alla Pergola ospitiamo anche degli eventi che esulano dal concetto tradizionale di teatro, come ad esempio feste, concerti, visite guidate, convegni, lezioni… L’importante è che la gente venga qui e veda che cos’è un teatro: grazie a questa esperienza diretta con la struttura teatrale sarà infatti più facile che le persone vi facciano poi ritorno per assistere ad uno spettacolo.

Firenze e la Pergola condividono un legame vivo e appassionante che dura dal 1656. Cosa rappresenta oggi questo teatro per la città?

E’ un punto d’incontro, una delle poche agorà reali che ci sono, anche mondana. Io non trascuro questo ruolo di ritualità sociale del teatro: fa parte del gioco ed è sempre stato così.

E’ normale che ci sia la signora un po’ attempata che si reca qui per mostrare il suo guardaroba, così come il ragazzo che viene per appassionarsi allo spettacolo e incontrarsi con altri giovani. E’ una piazza coperta ed è molto centrale, nel cuore della città, aperta tutto il giorno e sperò sempre più tesa verso nuove proposte.

Non è solo un posto che si apre solo per lo spettacolo, che comunque resta sempre il climax della sua produzione, ma si configura soprattutto come un luogo d’incontro per l’intera giornata.

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