Ascanio Celestini al Teatro Puccini in Pro Patria. 11 e 12 Novembre

L’attore romano torna a Firenze, 11 & 12 novembre al Puccini,  con un’opera che parla dell’ Italia risorgimentale, un paese sconvolto dalle lotte intestine ma desideroso di affermare la propria indipendenza.

Ascanio Celestini, vero e proprio mattatore del teatro narrativo e d’impegno civile, abbandona la contemporaneità per immergersi nella storia italiana, scegliendo la cornice storica del Risorgimento.

Prediligendo nuovamente la forma del monologo, l’attore veste i panni di un detenuto in procinto di scrivere un discorso che possa dare ordine non solo ai suoi pensieri ma anche alla storia con la “S” maiuscola. Unica arma in suo possesso è un libro: gli scritti di Mazzini.

Ecco allora che il celebre personaggio risorgimentale diviene un interlocutore taciturno e sconfitto, che ben poco sembra avere in comune con il rivoluzionario genovese dei libri di storia.

Focalizzandosi sulla breve esperienza della repubblica romana del 1849, fucina intellettuale dei fondamenti democratici realizzati solo un nel secolo successivo, l’attore cerca così di ripercorrere le vicende che portarono alla genesi dello stato italiano; una storia lunga e tortuosa, fatta di luci e ombre, ma certo animata da grandi ideali.

In una scenografia minimalista, dove il fondale è allestito semplicemente con alcuni ritagli di giornale, Celestini mette in scena le sue straordinarie capacità affabulatorie, raccontando una vicenda che parla di (anti) eroi, valori, esuli e sconfitti. Il risultato è quello di un singolare resoconto della storia italiana, narrata da un punto di vista altrettanto peculiare, quello della prigione. Perché il carcere, come ricorda lo stesso Celestini citando le parole di Luigi Cardullo, è il vero cuore dello Stato, di cui diviene metafora nonché specchio impietoso.

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