Anna Bolena. Le conseguenze del fascino del potere

Dal 15 al 24 marzo per la prima volta al Teatro Comunale.

Anna Bolena è passata alla storia come la donna che causò lo scisma della chiesa inglese. Seconda moglie di Enrico VIII, per amor suo, e per avere un erede al trono, il re ripudiò Caterina. Nell’opera di Gaetano Donizetti, su libretto di Felice Romani, Anna è ormai una donna che non ha più le attenzioni del re, un’arrivista che ha perso il suo unico potere, quello tra le lenzuola, e non avendo avuto nemmeno un figlio maschio si vede sostituire con la giovane Giovanna Seymour.

In Anna Bolena, tutti i sentimenti passano dalla vocalità. È un’opera di belcanto, necessita di un cast “superdotato” vocalmente. La regia di Graham Vick, ripresa da Stefano Trespidi, mette in primo piano le voci di volta in volta focalizzate grazie all’uso di pedane mobili che fungono da zoom. Lo spettacolo prodotto dall’Arena di Verona e dal Teatro Verdi di Trieste è una dimostrazione virtuosa di quanto gli scambi tra teatri permettano la riuscita di un buon spettacolo.

Andata in scena la prima volta nel 1830, presto dimenticata per poi essere ripresa nel 1957 alla Scala interpretata da Maria Callas per la regia di Luchino Visconti, Anna Bolena dal 15 al 24 marzo sarà al Teatro Comunale, per la prima volta a Firenze nel nuovo secolo, diretta dal Maestro Roberto Abbado in una versione quasi integrale. Scene e costumi di Paul Brown. Con Mariella Devia (Anna Bolena), Sonia Ganassi (Giovanna Seymour) Roberto Scandiuzzi (Enrico VIII).

In Anna Bolena il vero protagonista è il gioco del fascino del potere, sempre attuale e qui rappresentato da due donne che ambiscono ad un trono. Anna finirà delirante e condannata a morte. La cabaletta del riscatto che sfuma in richiesta di perdono ai sudditi dai quali non era mai stata amata, sincera o no, finisce col commuovere.

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