E prima e dopo i Radiohead? Caribou live. Alle Cascine e al Viper

Caribou, al secolo Dan Snaith, sarà protagonista di un doppio appuntamento il 23 settembre a Firenze: opening act del live dei Radiohead, e dj-set al Viper Theatre.

Originale, elettronico, multiforme come pochi: Caribou è una delle diverse maschere pirandelliane di Daniel Snaith, studente prodigio di matematica all’Imperial College di Londra. Anzi, genietto dell’elettronica dal presente sorprendente. Anche se dalla faccia non lo diresti mai.

Ricorda il plot di un thriller psicologico, ma è la storia della sua carriera: Caribou era Manitoba, prima che una causa legale intentata dal punk-rocker  Richard Manitoba lo costringesse a cambiare nome. Addio così al suo (primo) pseudonimo, quello preso dalla quanto mai fredda e umida terra d’origine canadese; addio pure a una discreta discografia che aspettava solo di fare il boom.

Nasce Caribou, nome che pare gli sia entrato in testa un giorno durante un trip lisergico nei boschi canadesi. Daniel a.k.a. Caribou è un musicista di tutto rispetto. Eccome. Grazie all’elettronica, alla batteria, ai suoi live che sono un’esperienza liberatoria. Viaggi: parti campionate e parti live con una vera band.

Specchio dell’anima di un viandante da consolle; show che Caribou comincia a portare in giro negli anni dell’università, quando si divide tra campionamenti, loop e teoremi. E’ così che in poco tempo sale alla ribalta, e nel 2001 arriva il primo vero album: “Start Breaking My Heart“. Retrò, electro-folk, un LP d’esordio che colpisce. E  trova l’attenzione di quelli con occhi e orecchie aperte sull’avanguardia dei sound da club.

Il disco gira. Parecchio. E Caribou abbandona renne e gelo, salpando per un tour mondiale; un girovago che calca palchi (s)conosciuti, dividendo pubblico e consolle con altri grandi interpreti. I suoi lavori vengono ripubblicati nel 2004, per saziare la voglia dei nuovi fan, e Caribou torna con un nuovo cd: “The Milk Of Human Kindness“. Ennesimo, deciso cambio di direzione: echi di krautrock, un po’ di seventies e richiami dei più svariati: fra Animal Collective e Kanye West.

Fino a qui la parabola di un piccolo Einstein del campionamento. La svolta definitiva? Manco a dirlo, il super-singolo Odessa. Apertura dell’album Swim (2010), un successo-shock che lo porterà – anche a colpi di condivisioni via web – nelle case di milioni di giovani nel mondo. E sui mixer di migliaia di club underground fra Europa, USA, Oriente e Pacifico. Una bomba melodica, giocata con gusto (e scaltrezza) su nostalgia vintage e richiami contemporanei.

In attesa di una nuova dimostrazione delle infinite possibilità electro, l’occasione si sdoppia: non rimane che goderselo in apertura dell’attesissimo concerto dei Radiohead, o poche ore dopo alla consolle del Viper Theatre. Fino a notte fonda.

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