The Rolling Stones: 50 anni di storia in un libro

In occasione del cinquantesimo anniversario della band, il 12 Luglio verrà pubblicata un’autobiografia per immagini. Ripercorrendo così l’inarrestabile storia delle Pietre Rotolanti.

“Quello che stiamo sentendo potrebbe essere l’inizio di una rivoluzione”. Così disse il regista JeanLuc Godard nel 1965 a proposito di Satisfaction.

E oggi, a distanza di quasi mezzo secolo, non possiamo fare altro che prendere atto di questa profetica considerazione. Di come quel sound strepitoso, vera quintessenza del riff, abbia definitivamente sconvolto la storia del rock.

Sporchi, oscuri, irruenti, la nemesi per antonomasia dei quattro ragazzi di Liverpool. “I Beatles vogliono tenerti per mano”, scriveva ironicamente il giornalista Tom Wolfe, “Gli Stones vogliono radere al suolo la tua città”.

Da un lato la rivoluzione morbida e raffinata dei Fab Four, dall’altro le Pietre Rotolanti, con i loro eccessi e trasgressioni, orchestrate in una musica dura, aggressiva e decisamente black.

Pietre rotolanti che scivolano sul velluto, se vogliamo, spinte dalle sensuali movenze di Jagger che fecero da apripista al glam rock. Quel suo dinamismo lussurioso, associato all’inconfondibile simbolo della bocca carnosa, inaugurarono silenziosamente la tradizione del “rock con rossetto”. Il grande Lou Reed seppe raccogliere questa lezione, definendone lo zeitgeist verbale e musicale, per poi divenire, a pieno titolo, il primo della classe.

Lou Reed, Mick Jagger e David Bowie

Una tempesta irrefrenabile quella degli Stones, che travolse la ridente Swinging London con le sue bocche smorfiose, le guance pallide e i capelli incolti. Dando così vita all’immagine più copiata della storia del rock. Una sintesi perfetta tra il tormentato spirito dei bluesmen e l’energia dei caotici ‘60s.

Difficile riassumere in poche righe questo strordinario fenomeno, i fieri scambi di riff tra Keith Richards e Brian Jones, la breve parentesi di Mick Taylor e, dal 1975 sino a oggi, la poliedricità di Ronnie Wood, il sussultare impudico della batteria di Charlie Watts, il canto rabbioso dell’anima bruciante e bruciata di Mick Jagger.

La storia di quei ragazzi che divennero profeti del vangelo rhythm & blues, portandolo fuori dai ghetti in cui era confinato. Urlando a squarciagola tutta la ferocia e l’inquietudine dei controversi Sixties.


Giunti al cinquantesimo anno di attività, questi rocker continuano per la loro strada senza esitazione, indossando fieri ed alteri le loro mille rughe, i capelli sfumati dal tempo, portando con sfrontatezza quei segni indelebili della giovinezza che fu.

“Torn and frayed” come i nostri jeans preferiti, quelli di cui non riusciamo mai a disfarci, certamente usurati dal tempo ma non per questo meno belli.

E per tirare le somme di questo mezzo secolo, è in arrivo a Luglio “The Rolling Stones: 50“, ovvero 700 foto raccolte in un unico volume, una documentazione completa di 50, meravigliosi anni. Perchè “rock’ n roll will never die”, e questa band ne è la testimonianza più viva.

Perché sulle Pietre Rotolanti non crescerà mai il muschio, grazie al loro incessante moto perpetuo. Una corsa indomita che non avrà mai fine, quella di cavalli selvaggi ma di razza, lanciati a rotta di collo verso mondi sempre nuovi.


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