Show must go on. Vent’anni senza Freddie Mercury

Farrokh Bulsara, in arte Freddie Mercury. Un’ineguagliabile miscela di talento e carisma. A vent’anni dalla tragica scomparsa, è impossibile dimenticarlo.

Se i concerti dei Queen sono considerati tra i migliori live della storia, il merito è soprattutto della sua voce da cantante lirico e delle sue eccezionali, trascinanti ed irripetibili doti da performer. Non c’è classifica musicale nella quale Freddie non spopoli.

Icona pop, icona gay, icona e basta. Scandaloso ed eccessivo nel look e nella vita.

A venti anni esatti dalla sua toccante morte, lo ricordiamo seduto al piano sulle note di Somebody to love, o sul palco con mantello e corona. Magari durante uno degli epici show a Wembley; proprio come nel 1986 – davanti a 70000 fans in delirio – per uno dei più grandi live dell’era moderna.

L’asta del microfono come il bastone di Charlot. L’inconfondibile camminata. Il sorriso sornione. Fuori dalle righe, fuori dagli schemi, fuoriclasse.

Per l’autunno 2012 è atteso un film biografico sul cantante di Zanzibar, con Sacha Baron Cohen  pronto ad abbandonare le maschere comiche di Ali G. e Borat per vestire la giacca gialla e la storica canotta bianca di Mercury.

Nel frattempo, il modo migliore per ricordarlo è ascoltare la sua immortale musica, godendosi l’ironia di videoclip sagaci, provocanti ed irriverenti come il cult ultra-generazionale: “I want to break free“.

Who wants to live forever, cantava Freddie col suo stile teatrale ed emozionante. Possiamo dire che lui c’è riuscito, diventando leggenda.

 

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