Le 1001 note. Consigli per gli acquisti natalizi in musica. Vol. I

Si avvicina la fatidica data: il 25 dicembre. Per non rimanere a corto di idee e spunti per i regali, abbiamo selezionato alcune delle migliori uscite di quest’anno.

Nella prima parte un compendio, in forma di bussola, per orientarsi nella fitta giungla sonora che affolla gli scaffali dei negozi. Sui due versanti: italiano ed internazionale. Alla ricerca dell’idea-regalo adatta a tutti (o quasi), ondeggiando sulle sette note. Ecco il listone del 2011:

DISCHI ITALIANI:

Dente: ”Io Tra Di Noi”. Il quarto album di Giuseppe Peveri, in arte Dente: un perfetto manifesto della nuova leva cantautorale degli anni zero. Musica leggera, d’autore, fra tradizione ed originalità. Atmosfere soffuse; arrangiamenti che più vintage non si può. Condito da testi maturi ed ironici, con una punta di disillusione. Saldati e Rette Parallele rendono perfettamente – da due poli opposti – l’anima del disco. Per chi punta ad un’eleganza (musicale) agrodolce.

Vinicio Capossela: ”Marinai, Profeti e Balene”. L’imprevedibile Vinicio ci ha abituato ad opere atipiche, ed anche in questo caso spiazza nuovamente molti. Riscrive la rotta, vira il timone e va alla ricerca di un vento ricco di sorprese. Un disco oceanico, composto da due cd, che balla e galleggia nella tempesta folk e cantautorale di Capossela. Un’opera maestosa, scostante e geniale. Anomalia istrionica: La Nave sta arrivando. Per chi cerca la sorpresa (studiata a tavolino).

Subsonica: ”Eden”. Il sesto LP  dei ragazzi dei Murazzi. Un disco diverso dalla trincea alternative a cui ci avevano abituato i 5 musicisti torinesi: pop. Lo-fi nell’animo. Non un passaggio dimesso, ad ogni modo. Tranquillità artistica, contaminata dal classico timbro da clubbers, tanto caro alla band. Sembrano guardare a sonorità in linea con gli ultimi Radiohead, più che ai precedenti modelli. Si respira. Ecco Eden. Per chi cerca l’usato sicuro. O quasi.

Zen Circus: ”Nati Per Subire”. Altra band che, tornando sulla scena, lascia il proprio marchio. Un’effige personale, scomoda e lucidissima. A tratti una discesa agli inferi dell’Italia contemporanea. Testi politically incorrect e sound orecchiabile (più del solito). Un rock, affogato nel calderone alternative-folk, che non fa star fermi. Dritto in testa dopo pochi ascolti. Neorealismo a ritmo di basso e chitarra. Ecco Nati Per Subire e I Qualunquisti. Per non anestetizzarsi.

Verdena: ”Wow”. Quinto album per gli amatissimi alfieri alternative bergamaschi: un doppio cd di portata ciclopica. Un cambiamento cristallino, per chi era abituato a vederli come gli highlander dell’indie italico. Un’opera densa di rimandi e sonorità difformi, ricca. A tratti pop; che si fa ascoltare, con poche smagliature. Non tralasciando l’anima rock che li ha consacrati. Ecco il singolo: Scegli Me. Per chi cerca ”il classico”, senza sconfinare nell’ovvio.

Brunori Sas: ”Vol. 2 – Poveri Cristi”. Secondo LP per Dario Brunori, una delle punte di diamante dell’attuale musica folk-pop (d’autore) italiana. Un creatore di atmosfere, forse come nessun altro. Fra precoci nostalgie da trentenni di oggi ed omaggi al gotha della musica leggera italiana. Un connubio dall’impatto irriverente e piacevole. Mai banale: con un sound tra folk, pop e qualche goccia di alternative. Ecco la ”gaetaniana” Rosa. Per chi cerca qualità e vitalità.

 

DISCHI INTERNAZIONALI:

The Vaccines: ”What Did You Expect From The Vaccines?”. Album di debutto che – come da perfetta tradizione britannica – ha spazzato via l’affollatissima scena indie-rock d’oltremanica. Creando dei fenomeni dal niente. Quanto durerà? Abbastanza, perchè questo disco è un onestissimo concentrato di indie e garage, carico di ritmo ed armonia. Piacevole e scompigliato, a tratti irresistibile. Ecco Post Break Up Sex e Norgaard. Per hipster in cerca di entusiasmo.

Radiohead: ”The King Of Limbs”. Verrebbe da dire: Radiohead, what else? Ogni volta che i miti di Oxford escono con una nuova fatica, si ha la netta sensazione di dover assistere ad una cesura, un ”ciò che sarà”. Spostando l’orizzonte della scena alternative verso nuove vedute. Questo disco, sicuramente non il loro migliore: fra contaminazioni di ogni sorta ed atmosfere pacate, introspettive. Ecco l’atipica hit: Lotus Flower. Per chi vuol vincere facile. Facilissimo.

Kasabian: ”Velociraptor!”. Un ritorno in grande stile per uno dei gruppi più significativi dell’ondata indie del nuovo millennio. I 4 ragazzi di Leicester effettuano una svolta dai sapori e dal sound originali. Tanto rock, in un tappeto a pois rifinito di più generi. Non smarrendo (quasi mai) la strada, fra diverse potenziali hit e qualche sperimentazione. Un prodotto un po’ usato, ma docg. Ecco il singolo Days Are Forgotten. Per chi ammicca l’esterofilia, a rischio-zero.

Wilco: ”The Whole Love”. Band folk-alternative di Chicago, amatissima in terra natìa. Forse il loro miglior album: un tragitto scavato e scolpito nell’intraprendenza (ricca di sperimentazione), stesa su un drappo elegante di tradizionale sound made in USA. Fra richiami classici (Neil Young) e moderni (Beck e Modern Lovers). Un LP a tratti grandioso, sempre piacevole. Laccato di vintage e grazia. Ecco Born Alone. Per chi cerca una sorpresa coi fiocchi.

Florence+The Machine: ”Ceremonials”. Diventata fenomeno di massa col tempo, l’icona-pop londinese Florence Welch approda al secondo LP: un disco pop mai deludente; certo, decisamente meno immediato del successo-shock del debutto, ma orientato verso orizzonti intriganti. Il tutto, condito dal potente ed inconfondibile marchio vocale di Florence. Popolarissima fra il gentil sesso. Ecco What The Water Gave Me. Per chi cerca la conquista al femminile.

Foo Fighters: ”Wasting Light”. La band di Seattle si ri-affaccia dopo anni sulla scena rock. Ed il ritorno di Dave Grohl è di quelli che non si scordano. Affatto. Un disco monumentale, potente, aggressivo. Lo strato di polvere sui precedenti lavori vola via, come foglie in autunno. Intelligenti, autoironici, grandi musicisti: fanno saltare il tappo del perbenismo dopo pochi secondi. Rock ed adrenalina a 18 carati: Hi-Fi. Ecco Walk. Per chi cerca alto voltaggio.

The Black Keys: ”El Camino”. Dall’Ohio con rumore. Un duo di musicisti che, da anni, affondano le radici nel blues-rock che più a stelle e strisce non si potrebbe. Discretamente celebri anche nel vecchio continente grazie anche a hit coinvolgenti. In questo ultimo album, la formula non cambia: qualche accenno retrò con tanto di organetto, chitarra svelta e voce graffiante. Un mix sporco ed esplosivo. Ecco il tormentone Lonely Boy. Per chi cerca avventure spensierate.

The Strokes: ”Angles. I grandi assenti degli anni zero tornano. E fanno contenti molti, anche se non proprio tutti. Casablancas&co. si lasciano alle spalle parte delle vecchie (e consumate) abitudini indie, infarcendo questo disco con richiami new-wave. Un terremoto, se si pensa ai monoliti indie precedenti; ma sono piacevolissime scosse di assestamento. Classe, melodie e riff appiccicosi ci sono sempre. Eccome. Ecco la bellissima Machu Picchu. Per chi sogna la Grande Mela e dintorni.

 

Qui si chiude il listone con le idee-regalo italiane ed internazionali. Nel prossimo volume: libri (in musica), raccolte e speciali. Altrimenti non rimane che riciclare.

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