Intervista a Bobo Rondelli, il musicista che non vuole crescere mai

Perché faccio questo lavoro? Perché non so fare altro. Questo dice Bobo Rondelli. Abbiamo incontrato il cantautore livornese, che ci ha raccontato anche il suo rapporto con Carlo Monni.

Qualche battuta con la voce di Ugo Tognazzi e con quella di Marcello Mastroianni. Così Bobo Rondelli inizia l’intervista. Il famous local singer ricorda l’amico Carlo Monni e racconta l’incontro con Don Santoro delle Piagge. Un genio dei nostri tempi, che non vuole crescere mai.

Iniziamo dal tuo ultimo album “A famous local singer”. Perché questo titolo?

Il titolo è stato scelto da uno che non so se definire idiota o geniale. Ho l’amico tastierista che ha la mania di leggere i cartelli turistici di Livorno. Si è trovato davanti a quello dello zoo, dove è rinchiuso il famoso orso Gigi Balla, su cui ho scritto una canzone.

E lì c’è riportato il mio nome con specificato a very famous local singer. Quindi  sono un famoso cantante locale, o meglio sono un molto famoso cantante del luogo. Mi ha fatto ridere.

Che storie racconti nelle nuove canzoni?

Sono stufo di far innamorare le donne in continuazione. Sono canzoni più leggere rispetto alle produzioni precedenti. Basta con l’amore: canto infatti Che gran fregatura è l’amor (e canta davvero, n.d.r.). La passione non dura un granché, specie ultimamente e le donne si sono stufate di aspettare l’uomo che torna dal lavoro e si danno il loro da fare.

Bobo Rondelli in concerto all'Anfiteatro delle Cascine, Firenze

Il cellulare ha sostituito la lettera. Con l’email e tutte queste cose veloci non si degusta più l’attesa. E si fa presto a incontrare una (donna) “la prima che incontri per caso per coprire d’oro per un bacio mai dato”. Non l’ho scritta io, ma mi sento d’interpretarla.

Che rapporto hai con Firenze?

A Firenze fa caldo, preferisco stare a Livorno. Scherzi a parte, ora a Firenze nascerà questo legame con la comunità di Don Santoro alle Piagge. Mi piace molto quella Firenze lì. La Firenze dei perdenti, dove c’è Don Santoro.

Mi è stata regalata una chitarra, l’ho vista troppo bella per me: preferisco strumenti che non suonano bene, la regalo, offrendola attraverso una lotteria. Un pretesto perché si parli delle Piagge e di Don Santoro che è il mio Personal Jesus (alla Depeche Mode). È il prete che cerca Dio incontrando gli uomini, come fa lui da anni.

Commovente la tua dedica “Guarda che luna” a Carlo Monni durante il concerto del 25 luglio alle Cascine.

Carlo Monni mi ha lasciato l’esempio di uno che faceva arte e poesia, stando in serie B. Senza sgomitare. Mi ha lasciato il suo umorismo e le trovate comiche. Come attore mi è sempre piaciuto.

Bobo Rondelli Firenze

E poi la bellezza di trovarti a tavola e parlare senza riverenza per nessuno, rispettando tutti, dal cameriere alla persona conosciuta. Carlo era davvero piacevole e amico di tanti. Carlo Monni, Re degli Unni!

Paolo Virzì ha realizzato nel 2009 un film su di te. Rispetto ad allora, com’è cambiato Bobo Rondelli?

Quel film mi ha fatto un po’ più conoscere, ho avuto modo di fare più concerti e allargare un po’ la mia nicchia. Cambiato no, rispetto a quel momento lì. Vivo sempre a Livorno. Se diventi un po’ più famoso sei costretto a uscire di meno la sera. Fortunatamente io vado a Grosseto e lì non mi conosce nessuno.

Hai compiuto da poco 50 anni, cosa vuoi fare da grande?

Non voglio crescere mai (Tom Waits, n.d.r.). Una volta un ragazzo francescano mi disse che uno che evita di diventare adulto, tiene sempre il suo bambino pronto a uscire fuori, un po’ com’ era Carlo Monni, e ha più accesso al regno dei cieli.

Essere adulto significa che credi in quello che fai e devi difenderlo a spada tratta. E non dimostrare mai le tue debolezze.

Photo credit: immagine di copertina blaluca.wordpress.com; concerto alle Cascine di Bobo Rondelli – Alessandra Cafiero

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