Il sogno eretico di Caparezza live al Teatro Obihall l’11 Aprile

A Firenze ha inaugurato il 2012, con il concerto di Capodanno. L’11 Aprile al Teatro Obihall sarà nuovamente il momento di dire Habemus Capa.

“Mi chiamo Michele Salvemini, sono figlio di un operaio e di una maestra. Il mio nonno paterno era falegname, quello materno era contadino. Io sono diventato cantante, non me ne vogliano.”

Ironico, irriverente, ardito giocoliere delle parole. Michele Salvemini, per breve tempo Mikimix, poi per tutti solo e soltanto Caparezza. Velocista dell’eloquio, funambolo di classe, sulla corda di un rap di rara intelligenza.

Una fucina instancabile: successo dopo successo, senza perdere la favella dissacratoria nè lo stile urticante. Tra saghe mentali e verità supposte, niente sfugge alle rime di questo folletto dalla voce nasale, capace di catapultarci nelle dimensioni del suo caos con una facilità disarmante.

Non solo divertissement, però. Basta ascoltare con attenzione i suoi testi per scoprire oltre il ritmo serrato l’acuta denuncia dell’Italia contemporanea. Sotto la chioma ha gli occhi ben aperti, Capa: verrà pure dalla luna, ma niente gli sfugge delle contraddizioni dell’assurdo Bel Paese.

Onda anomala arrivata dalla Puglia, ne racconta il destino travagliato a passo di taranta. Ed è subito tormentone, come già per quel “Fuori dal tunnel” che lo ha fatto conoscere al grande pubblico. Brani leggeri solo all’apparenza, ma che rivelano invece un impegno sociale costante.

Ogni suo live si trasforma in una maratona di ballo, in una discesa spericolata sulle rapide delle sue canzoni; un’esperienza perennemente in sospeso tra il divertimento più sfrenato e le riflessioni più lucide, dalla quale riemergere sudati e stanchi, di quella stanchezza “buona” che soltanto le giornate al mare regalano.

“Chi se ne frega della musica”, canta. Certo frega ai fans che negli anni, con centinaia di concerti in tutta Italia, si è conquistato. A Firenze è ormai un habitué, ma non per questo l’attesa è meno alta. Appuntamento l’11 Aprile.

Alla faccia dei Maya.


 

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