Fra cinema e musica: La top 10 delle colonne sonore. Vol.I

Fra divertimento e omaggio: abbiamo messo in fila le migliori soundtrack (non originali) che ci hanno accompagnato e ossessionato negli ultimi 15 anni.

La musica: considerata da qualcuno la forma di globalizzazione più antica e potente del mondo. Nell’universo del cinema è, spesso, qualcosa che va oltre il semplice accompagnamento: un vero e proprio ”character” a sé, che rimane impresso, insinuandosi lentamente o fulminando all’improvviso.  Di seguito, una top 10 delle colonne sonore – non originali – da ascoltare e godersi. Nella prima parte, l’ultimo quindicennio: dal 1996 al 2011.

SOUL KITCHEN (2009)

Già dal titolo di questo piccolo-grande gioiello, confezionato con cura maniacale da un Turco di Germania (Fatih Akin), si intuisce che la spina dorsale del film è interamente poggiata sulla musica. Soul, appunto. Ma non solo: uno straordinario collage di funky a stelle e strisce, classico R&B, dub, direttamente dalle periferie industriali di Amburgo. Condito con sottotracce dalle radici blues e reggae. Un calderone variopinto, che rende sopratutto onore alla musica black: re-azione dell’anima alle disuguaglianze sociali e via per l’emancipazione. Chicca afrodisiaca da gustare.

VELVET GOLDMINE (1998)

Film che nasce (quasi) come una scusa per indagare a fondo, ricostruire ed omaggiare i luccicanti anni della Swinging London. E i loro indiscussi protagonisti. Todd Haynes si immerge nei costumi e nei (presunti) usi, abusi e abitudini di leggende viventi: da David Bowie a Marc Bolan, da Lou Reed all’Iguana Iggy Pop. Uno scintillante, intelligente e curatissimo atto d’amore per quel filone musicale etichettato come Glam. Preferendo il british: fra Brian Eno, T.Rex, David Bowie, Velvet Underground e Pulp. Un caleidoscopio appiccicoso ed esplosivo. Paillettes per l’udito.

MARIE ANTOINETTE (2006)

Vita e meraviglie della regina Asburgo-Lorena, ai tempi della rivoluzione francese. Bene, tutto ciò affogato in un’atmosfera pop, con una colonna sonora totalmente strabiliante: un must. Sofia Coppola dosa benissimo le cartucce sonore e assesta colpi sorprendenti fra New Order, Bow Wow Wow, Siouxsie and The Banshees, Strokes e Gang of Four. Un contrasto fortissimo, ma una scelta coraggiosa, efficacie e un po’ nerd. Dalla new-wave all’indie, dall’electro al dark. Non c’è confine: a corte si danza. E la regina, vera rockstar di un tempo, trascina tutti con sé. Candy con stile.

ROCKnROLLA (2008)

La pellicola del ritorno alle origini di Guy Ritchie. Non un grande successo da botteghino, ma un film divenuto di culto in poco tempo, grazie anche alla soundtrack. Per gli amanti del rock c’è terreno fertile in abbondanza. Eccome. Le (dis)avventure urbane di Johnny Quid&co. scorrono su un tappeto sonoro ricchissimo e, a tratti, irresistibile: Black Strobe, Clash, Subways, Lou Reed, The Hives, The Sonics. Una cavalcata rock: dal garage delle origini a quello contemporaneo; un affresco esaltante, sfrenato e ridondante. Una dichiarazione d’amore (mascherata) al suono sporco della chitarra elettrica.

ALTA FEDELTA’ (2000)

Il bellissimo film di Stephen Frears prova l’impresa di trasporre uno dei libri più amati degli ultimi anni, Hi-Fidelity di Nick Hornby. Con annesse le sue leggendarie top 5; un viaggio fra storie d’amore, autolesionismo e ironia, accompagnato divinamente da una colonna sonora a prova di bomba. Si susseguono 59 frammenti di canzoni differenti: da Stevie Wonder a Katrina and the Waves, dai Clash a Bob Dylan. Fino a perle e bootleg sottovalutati. Un’operazione degna di un archeologo, con l’anima del DJ. Pietra miliare da ascoltare (e vedere).

DRIVE (2011)

Uno dei casi cinematografici dell’anno appena trascorso, sopratutto a livello di soundtrack. La tranquillità apparente del distaccato (e sociopatico) Ryan Gosling, che ci guida in tutti gli angoli di Los Angeles, è costantemente vigilata da una superba colonna sonora all’impronta dell’electro, del synth-pop e della new-wave in generale. I sintetizzatori accrescono il pathos di un personaggio quanto mai anomalo, lasciando(ci) un risultato strepitoso. Con melodie ipnotiche e retrò, da Kavinsky ai College. Come d’incanto, sembra di tornare nel 1985. Cult per orecchi fini.

IL GRANDE LEBOWSKI (1998)

Non c’è bisogno di presentazioni di sorta, in certi casi. Beh, l’universo del Drugo e la galleria di personaggi che gli gravitano intorno è uno di questi. I fratelli Coen imbandiscono un sound unico, per uno spettacolo unico. Fra Elvis Presley, Bob Dylan, Kenny Rogers, la godibilità della colonna sonora è in ogni segmento di pellicola. Rock, country, folk, alternative, tutte le dimensioni di genere si sovrappongono come nei sogni del Drugo. Un dolcissimo naufragare, fra pezzi storici e anacronistici. E tranquilli, anche se vi rubassero la macchina, rimarrebbero sempre le cassette. Dei Creedence, of course.


I LOVE RADIO ROCK (2009)

Altro caso di cinema prestato alla (grande) musica. Di più, una colonna sonora sotto forma di film. Ascoltare l’intera soundtrack equivale a intraprendere un viaggio nella storia del rock. Fra sacri sepolcri e miti: The Kinks, Beach Boys, The Who, The Troggs, Jimi Hendrix, Cat Stevens, Otis Redding, Rolling Stones e David Bowie. Un compendio della creme de la creme del decennio d’oro 1965-75: fra scariche di adrenalina, passaggi poetici e ritmi ad altissimo tasso di coinvolgimento. Amare, sotto forma di musica.

KILL BILL VOL. I & II (2003-04)

Quando si entra a contatto coi film di Quentin Tarantino, la sensazione (forte) è che non si sa dove si può finire. Scaraventati in situazioni assurde, personaggi inarrivabili, dialoghi magistrali e musiche inimitabili. Ecco, inimitabili. La soundtrack della mini-saga Kill Bill è questo: un’opera unica. Curatissima, multiforme, sincopata. Irresistibile. Dalle melodie orientali ai riff garage-rock di Who-Hoo; dagli Shivaree ad Ennio Morricone. Ondeggiando fra Nancy Sinatra e Santa Esmeralda, si finisce dentro un blob che solo Quentin poteva assemblare. Lucida follia, capolavoro assoluto.

TRAINSPOTTING (1996)

Un film cult, un film trans-generazionale. Amato fino all’idolatria: scomodo, sporco, ruvido, psicotropo, sincero e lucidissimo. La colonna sonora rispecchia perfettamente le caratteristiche del gioiello di Danny Boyle. Si parte con l’indimenticabile intro di Mark Renton sulle note di Iggy Pop, scaraventata in faccia alla prima inquadratura; si continua con i New Order, gli Elastica, Blondie, Blur e Pulp. Il clou dell’ondata brit anni ’90, ma non solo. Lou Reed con la toccante Perfect Day, e la chiusura affidata al sound acido e memorabile degli Underworld. Ascoltare, conservare e consegnare ai posteri.

Soundtrack non in classifica che meritano una menzione speciale:

Donnie Darko; The Departed; Romanzo Criminale; I Tenenbaum; Almost Famous; This Must be the Place; Grindhouse; Lock&Stock; Magnolia; S.O.S. Summer of Sam; 500 Giorni Insieme; School of Rock; Blow.