David Bowie, the rise and fall. Ziggy Stardust compie 40 anni

Il 6 giugno del 1972 veniva pubblicata una pietra miliare della musica: The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars, di David Bowie.

Etichettato a più riprese come l’artista più influente di tutti i tempi da gran parte della stampa specializzata, il Duca Bianco ha regalato, in oltre 40 anni di carriera, opere leggendarie. Ma al di là di definizioni più o meno auto-compiacenti o sensazionalistiche, la potenza del mito Bowie e della sua musica risiede tutt’oggi nell’ascolto dei suoi album.

Ziggy Stardust rimane oggi il disco più amato dal cantante inglese: il turning point di una carriera, la svolta di un percorso artistico irripetibile. Quasi superfluo e noioso parlare dell’album in sé, oggi. E’ la storia di un’opera che nasce sulle ceneri crepuscolari della scena space-rock, che aveva accompagnato per mano la stagione della contestazione giovanile e del sogno hippy, caduto in mille pezzi dopo Woodstock.

Dalle atmosfere rarefatte e psichedeliche di fine ’60s, si entra in un altro mondo: una sarabanda metropolitana fatta di vestiti eccessivi, trucchi luccicanti, androginìa ed orientamenti sessuali che si confondono.

Sarà l’inizio di quell’era del rock e del costume che vedrà in Londra la sua capitale mondiale, e in Bowie il suo zenith di riferimento: la stagione del Glam. La musica perde ogni connotazione politica, torna ad una dimensione ludica e di piacere; strizzando l’occhio ai capostipiti del blues. Ziggy Stardust, il celebre alter-ego spaziale di Bowie viene concepito in questo contesto. John Lennon lo definirà: rock n’roll col rossetto, bollandolo come fenomeno passeggero. Niente di più errato.

La realtà è ben diversa, e The Rise and Fall of Ziggy Stardust decolla per atterrare nell’Olimpo degli album migliori della storia. Supportato da un’ambientazione sci-fi e da sonorità vicine ai T.Rex del re del glam Marc Bolan, Bowie lancia un tour mondiale che rimarrà nella storia e che cambierà per sempre l’approccio alla musica rock. Affiancato dagli Spiders from Mars, tira su uno show (prima che un live) che diviene la quintessenza dello spettacolo, applicato a chitarre elettriche (d’avanguardia).

Nulla somiglia alla creatura del Duca Bianco, fra costumi stravanganti e ambientazioni fra l’esotico e il fantascientifico, testi pregni di metafore sessuali e dichiarazioni spinte. E’ un cazzotto in pancia al conformismo strisciante dei paesi anglosassoni e di buona parte del mondo occidentale: una sfida, col (retro)gusto del gioco. L’opera di un genio che, a 40 anni di distanza e in una società totalmente mutata, suona ancora magica e aliena.

E verrà celebrata in pompa magna anche nel 2012 a Londra, che per qualche sera tornerà swinging in onore di Ziggy. Quello che per Bowie poteva essere un rock’n’roll suicide, si è poi rivelato come una resurrezione da starman di quella strana, immortale creatura detta rock. Ecco la nostra gallery omaggio.

 

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