Arte, musica ed icone pop. La Top 10 delle copertine degli LP

Nell’era degli Mp3 e della musica su ogni dispositivo digitale possibile, abbiamo messo in fila la top dieci delle cover. Fra icone pop, fenomeni di costume ed immagini immortali.

10 – THE SMITHS, THE QUEEN IS DEAD (1986)
Forse il miglior album della mitica band di Morrissey; la copertina è un furtivo omaggio al cinema: ritrae il divo-feticcio Alain Delon, direttamente da una pellicola del 1955, Il Ribelle di Algeri.
Nel bel mezzo degli anni ’80, un’icona ricercata dell’anti-edonismo. Scura, cupa, rilassata e malinconica al tempo stesso. E degli arrangiamenti semplicemente unici. Con un titolo fra rimandi letterari e provocazione.

 

In assoluto, uno dei migliori LP dei fecondissimi anni ’80. Un cult in toto.

9 – MADONNA, TRUE BLUE (1986)
C’è forse qualcuno che più di Miss Ciccone ha reinterpretato e personalizzato la moda ed il lifestyle a colpi di successi musicali pop, con patina glamour e trasgressiva? No.
Da Marylin in poi ha rappresentato la stella polare del vedo non-vedo, dell’emancipazione pop, della dissacrazione e dell’edonismo. Facendo ballare milioni di ragazze, più o meno giovani.
True Blue è tutto questo: Il simulacro del pop, in sposalizio col glamour. Abbandonati i crocifissi, una nuova verginità dance-pop ammalia mezzo mondo. La copertina parla più di ogni parola.

8 – DAVID BOWIE, ALADDIN SANE (1973)
Un’immagine scolpita nel tempo, imitata fin quasi alla nausea. Un cazzotto androgino negli occhi di molti, considerando che correva l’anno 1973 un vero e proprio atto rivoluzionario.
David Bowie mette in faccia al mondo tutta la sua personalità poliedrica e la sua sessualità orientata al bisex, in un tutt’uno dai colori e dai toni spettrali e un po’ spaziali.
Non uno dei suoi migliori album, ma il Duca Bianco riesce ad emancipare un’immagine ed una condizione – fino ad allora – reietta per la società moderna.

7 – KRAFTWERK, THE MAN MACHINE (1978)
Il primo LP che sdogana definitivamente la musica elettronica. Una scena cresciuta a scatola chiusa e volumi fastidiosi, fatta di suoni al limite dell’ossessivo e del paranoico.
Gli artefici non potevano che essere i re indiscussi di questa rivoluzione underground: i tedeschi Kraftwerk.
Un album memorabilia con una cover imitatissima, in modo trasversale: dai Rammstein al cinema dei Coen, alla moda (decenni dopo). Uomo e macchina, ma con stile. Un’immagine che pare provenire da un mondo parallelo, diverso. Eppure affascinante e di grandissimo impatto visivo.

6 – JOY DIVISION, UNKNOWN PLEASURES (1979)
Difficile immaginare qualcosa di più oscuro, inquietante ma dannatamente attraente. Il debutto di Ian Curtis&co. riesce nell’impresa meglio di chiunque altro: un LP destinato alla leggenda, con una copertina presa direttamente dalla Cambridge Encyclopedia of Astronomy.
Una cover che sintetizza tutto il disperato e sublime sound dei Joy Division, spiazzando l’occhio e – allo stesso tempo – affascinandolo in maniera ipnotica. Un turning-point nella storia del rock e non solo. Intramontabile.

5 – THE CLASH, LONDON CALLING (1979)
Una rivisitazione personale ed inimitabile della copertina di debutto del re, Elvis Presley. Ma gli anni ’50 sono lontani galassie e, qui, l’istantanea rubata da consegnare al futuro è quella di Paul Simonon che frantuma un basso, durante un live a New York.
Trasuda tutta la rabbia ed il rock politicizzato di una delle più grandi ed amate band di sempre. Un contrasto di colori, emozioni e sensazioni inarrivabile. Forse il disco, socialmente e musicalmente, più importante degli ultimi 40 anni. Chapeau.

4 – ROLLING STONES, EXILE ON MAIN ST. (1972)
Un caleidoscopio artistico come pochi. Già dall’immagine si intuisce tutta la genialità sfrontata ed intrisa di anti-conformismo che solca un album epico.
La cover è un collage bianco/nero calibratissimo, opera del grande fotografo Robert Frank. Include addirittura piccoli spezzoni e fermo immagine di filmini in Super8. Il tutto condito da un montaggio maniacale, che ripropone i veri e propri inni inter-generazionali contenuti all’interno del disco.
Una poesia graffiante, anomala e terribilmente cool. 

3 – THE BEATLES, SGT. PEPPERS LONELY HEARTS CLUB BAND (1967)

Senza dubbi, una delle più grandi icone della storia della musica e del costume. E chi, se non i Beatles? Nata da un’idea estemporanea di McCartney, la copertina è qualcosa che va oltre l’immagine: un’eredità del ”secolo breve”, il ‘900. Fra personaggi illustri, ispiratori, pensatori, filosofi, scienziati ed artisti.

Un gioco, col gusto della sfida e dell’irriverenza, verso il pubblico. Il tutto immerso in un’atmosfera a tinte e tonalità lisergiche, che fa da trampolino di lancio al più grande LP Rock di sempre.

Eredità da conservare, reliquia da museo da consegnare ai posteri.

2 – THE VELVET UNDERGROUND, THE VELVET UNDERGROUND&NICO (1967)

Il connubio fra arte e rock per eccellenza. Ai massimi livelli. La copertina, una delle immagini da consegnare alla storia del XX secolo è opera di Andy Warhol. Il padrino della Pop-Art disegna banana e firma, in primo piano.

Un successo-shock che riscrive le regole da lì in poi. Lou Reed, dal canto suo, crea un LP dove la musica è vista come cultura e non divertimento.

Ribattezzato dai due guru: ”Un album per adulti. Da sbucciare lentamente e vedere”. Pietra miliare.

1 – PINK FLOYD, THE DARK SIDE OF THE MOON (1973)

Il disco più inimitabile di sempre. Quasi nulla gli somiglia, a cominciare proprio dalla copertina.

Un lavoro firmato dal genio di Storm Thogerson, fondatore della Hipgnosis: nessun titolo, nessun rimando; soltanto un prisma colpito da un fascio di luce. Un lavoro abbagliante che sintetizza tutto il contenuto onnisciente all’interno dell’ LP.

Un’opera che rompe – da dentro – le dimensioni visive e musicali, racchiudendo tutto in uno scrigno prezioso, coinvolgente, angosciante e misterioso. Infiniti i rimandi culturali, storici e le citazioni del prisma e dei suoi raggi.

Storia, genialità e coraggio fra arte e rock: la Luna di miele perfetta.

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