Perché adoro la festa della Rificolona

E perché tutti gli utenti fiorentini e non solo si troveranno perfettamente d’accordo con me riguardo alla ricorrenza del 7 settembre. 

Per le femmine si trattava spesso di un giorno di lacrime, ricorda scherzosamente il mio amico Paolo. Già, perché se la tua bellissima lanternina colorata veniva intercettata da un pallino di stucco, aveva una vita piuttosto breve. 

Questi piccoli cecchini, armati di rudimentali cerbottane che facevano la gioia del mesticatore fiorentino, si dilettavano nel tiro a segno delle nostre splendide rificolone (quando ti andava di lusso, era solo la lanterna ad essere colpita). 

Al di là dell’evidente sadismo dei piccoli mocciosi (per vendicarci del quale, si sa, dovremo aspettare l’adolescenza), la festa della Rificolona del 7 settembre è un appuntamento immancabile per tutti i fiorentini, la ricorrenza che ci aiuta a salutare l’arrivo dell’autunno con la giusta dose di spensieratezza.

rificolona

Le sue origini risalgono a prima dell’800, quando i contadini scendevano in città per festeggiare la natività della Madonna nella Basilica fiorentina di Santissima Annunziata e vendere i loro prodotti agricoli sotto il loggiato.

Per assicurarsi una postazione vantaggiosa alla fiera, partivano dalle loro abitazioni in piena notte, utilizzando delle lanterne appese in cima a dei bastoni, per rischiarare il cammino (una tradizione, secondo alcune fonti, risalente addirittura al XIII secolo).

Il termine rificolona (per essere precisi, rifiholona) sembra derivi infatti da fierucola, ovvero una fiera di scarsa rilevanza. In base ad altre interpretazioni, la parola avrebbe a che fare con lo spirito goliardico e canzonatorio tipico della fiorentinità.

Le contadine che giungevano in città avevano spesso un aspetto goffo e trasandato. Questo era motivo di scherno da parte dei cittadini di Firenze, che usavano appellarle come “fierucolone”: la desinenza colone o culone, unita al prefisso “fiera”, divenne così un modo per riferirsi a queste donne trasandate e dai floridi posteriori. L’espressione, poi evolutasi nel tempo in rificolona, andava così a indicare una persona giunonica e sempliciotta.

festa della rificolona firenze

Durante gli anni ’50 la festa della Rificolona si svolse anche sull’Arno, precisamente nel tratto fra Bellariva e la pescaia di San Niccolò.  E, allora come oggi, i bambini cantavano la celebre filastrocca che tutti a Firenze consociamo: “Ona ona ona, ma che bella rificolona, la mia l’è co’ fiocchi, la tua l’è co’ pidocchi”. 

Un ringraziamento speciale ai nostri lettori per i loro contributi fotografici 
Credits foto: Giagir (cover); Diego Rnr Degl’Innocenti; Ilaria Papucci (figlia di Alvaro Papucci, vero rificolonaio fiorentino). 

chevron_left
chevron_right