Mi sposo comunque. Le mie nozze gay in Norvegia

Volare oltre confine per amore: 43 anni lui, 49 anni il compagno. Si sono uniti in matrimonio a Oslo e hanno replicato la cerimonia a Firenze in un palazzo da favola.

“Vi dichiaro legalmente sposi”. Niente “marito e marito“, solo sposi. La formula è semplice, come veloce è il rito. Cinque minuti davanti a un notaio pubblico di Oslo, lo scambio delle fedi e l’immancabile bacio. Poi il ritorno in Italia e l’inizio della battaglia legale.

Lui è Alessandro Cresci, fiorentino, 43 anni. Siede in consiglio provinciale a Firenze (per l’Idv) e non fa mistero della sua omosessualità. L’altro lui è Juanito, 49 anni. Sedici anni passati insieme e la voglia di mettere l’anello al dito.

Una sera, in cucina, poco prima di cena, è scattata la fatidica domanda: ci sposiamo? “Mi ha risposto ‘va bene’, è stata una cosa semplice e non si è inginocchiato nessuno”, scherza Alessandro.

Ci pensavano da tanto. Il sogno? Sposarsi a Pontassieve, lì dove vivono, o nelle stanze di Palazzo Vecchio. “Aspettavamo che l’Italia si decidesse sulle unioni gay. Niente è cambiato, allora ci siamo detti: ‘Facciamolo, vediamo di dare una spinta’ e abbiamo scelto la Norvegia”.

Nel paese scandinavo non viene richiesta la residenza perché due persone dello stesso sesso, anche straniere, convolino a nozze. “Le pratiche sono veloci – racconta Alessandro – abbiamo spedito i documenti per posta. Per la cerimonia, il notaio e la sala non ci hanno chiesto un centesimo. Semmai il problema è il costo della vita. Oslo è carissima, gli stipendi sono tre volte quelli italiani”.

Le nozze ufficiali si sono svolte il 5 settembre, con tre compagni di viaggio: due testimoni e un’amica. Dopo la cerimonia un pranzo romantico sulla nave-ristorante che attraversa il fiordo di Oslo.

La carica degli invitati, ben duecento, è arrivata in Italia. Dopo l’ok del presidente della Provincia di Firenze, la cerimonia è stata replicata simbolicamente sabato scorso in Palazzo Medici Riccardi.

“C’era una marea di persone che piangevano – dice sorridendo Alessandro – è stato emozionante”. Adesso Juanito e Alessandro sono pronti per le carte bollate. Appena il Comune di Pontassieve rifiuterà ufficialmente la trascrizione del matrimonio, presenteranno ricorso.

Invitano le coppie come la loro, che hanno un po’ di soldi da parte, a seguire la stessa strada. “Non dobbiamo aspettare – dice Alessandro – più persone apriranno una contesa giudiziaria, prima il Parlamento farà qualcosa per i matrimoni omosessuali”.

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