Censimento 2011: ad ottobre i conviventi (anche omosessuali) potranno far sentire la propria voce

Entro il mese di Ottobre ogni famiglia Italiana, per la prima volta dopo dieci anni, riceverà a casa il questionario relativo al 15° Censimento generale della popolazione e delle abitazioni.

Una serie di domande semplici che serviranno a delineare le caratteristiche di una popolazione che in tutto questo tempo è sicuramente cambiata.
Le risposte che gli italiani forniranno all’ISTAT potrebbero essere utili ai nostri governanti per studiare politiche mirate e quindi più efficaci per la famiglia italiana, intesa nella definizione più aperta del termine.

Qual è la novità tra le possibili risposte al questionario

Ma quale sarà la casella spuntata che determinerà se chi risponde compone una coppia di fatto o semplicemente convive con un altra persona per esigenze di lavoro, per amicizia o per risparmiare? Sarà la risposta, da parte dell’intestatario dell’appartamento in cui si vive, di avere, sotto lo stesso tetto, un “convivente in coppia con l’intestatario“, oppure un’ “altra persona coabitante senza legami di coppia, parentela o affinità“.

Se l’intestatario poi è dello stesso sesso di chi risponde, e la casella barrata appartiene alla prima scelta, due più due fa quattro e non sei.
Quindi, alla fine dell’elaborazione dei dati ottenuti attraverso il questionario Istat, si potranno contare tutte le coppie omosessuali che convivono in Italia.
Un dato che è sempre stato solo ipotizzato e mai verificato.

 

Firenze sempre un passo avanti

A Firenze, città dalle grandi contraddizioni, ma dal grande senso civile, il sindaco Renzi non ha avuto bisogno di attendere i risultati dell’Istat per ammettere in graduatoria per gli aiuti alla casa, “non solo famiglie tradizionali, ma anche coppie di fatto, fratelli e sorelle e unioni omosessuali“.

Il fondo di garanzia costituito dal Comune a Gennaio del 2010, prevedeva una copertura delle rate di mutuo per un massimo di 10.000 euro e per una durata di 10 anni alle 100 giovani coppie inserite nella graduatoria che si fossero trovate in difficoltà economica, “senza nessuna discriminazione”, come tenne a ribadire, in quei giorni, l’Assessore alla casa Claudio Fantoni sulle colonne de La Repubblica.

Allora fu l’arcivescovo Betori a tuonare contro Renzi, ma in un futuro molto prossimo probabilmente i risultati di questa importante indagine accenderanno nuove polemiche o ne faranno tacere altre. Conoscere a fondo gli italiani, destinatari spesso indifesi delle decisioni politiche che dovrebbero guardare al loro benessere, è la migliore arma verso il progresso reale di un Paese.

 

Le Unioni civili in italia, tra PACS, DICO e DIDORE

Al momento in Italia non esiste una legislazione per le unioni civili, che riguardano la convivenza tra due persone che si vogliono bene o sono legate da vincoli economici, che non intendono sposarsi, quindi accedere al matrimonio. Le coppie di fatto, ma non di diritto, e tantomeno le unioni omosessuali, in Italia, non hanno gli stessi diritti della cosiddetta “famiglia tradizionale”.

Il dibattito sull’argomento nel nostro Paese dura dal 1988, da quando la deputata socialista Cappiello presentò una proposta di legge per disciplinare le unioni civili. Ancora, dopo più di venti anni, non siamo arrivati a nessun risultato.

Dalla proposta di rifarsi ai Pacs francesi (Patto civile di solidarietà), italianizzata dal deputato Grillini nell’ultimo governo Prodi, passando dai CUS (contratto di unione solidale), altro disegno di legge proposto da Cesare Salvi nel 2007, la storia si è conclusa miseramente, nella bocciatura dei DICO (Diritti e doveri delle persone stabilmente Conviventi).

Questa proposta di legge, presentata dalle onorevoli Bindi e Pollastrini, scatenò molte proteste, soprattutto da parte del mondo cattolico, e accese i riflettori di tutti i media italiani sulla questione. Questo però non bastò a cambiare le cose. Tutto l’iter legislativo per “le forme di convivenza fra due persone, legate da vincoli affettivi ed economici, che non accedono volontariamente all’istituto giuridico del matrimonio”, come cita il testo Pollastrini/Bindi, è fallito.

Ci ha provato pure il Ministro Brunetta, che nel 2008 ha proposto una sorta di riconoscimento giuridico per le coppie (anche dello stesso sesso), chiamato DiDoRe, che stava per Diritti e Doveri di Reciprocità dei conviventi. Caduto nel nulla.

 

La regione Toscana invece…

Ma alcune regioni italiane hanno detto no. Come per esempio la Toscana, che nel 2004 ha inserito nel proprio statuto le unioni civili. Citando letteralmente l’art.4 della nuova Carta della Toscana, “La Regione persegue, tra le finalità prioritarie, la tutela e la valorizzazione della famiglia fondata sul matrimonio; e il riconoscimento delle altre forme di convivenza». Nessuna esclusa.

chevron_left
chevron_right