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Supercazzola a Firenze: 8 momenti per farla

La supercazzola: un’arte. Un esercizio raffinato e dissacrante di dialettica surreale. In alcune situazioni un vero e proprio must.

Firenze è la patria della supercazzola; come tutti sanno dalla geniale mente di Monicelli e dalle straordinarie capacità di Ugo Tognazzi nacque quella che poi divenne un’istituzione della fiorentinità. C’è chi le sfodera con classe, chi le teme tantissimo, chi proprio non riesce a farle e chi ci ha costruito sopra intere carriere politiche.

Insomma, la supercazzola è patrimonio di tutti. Specialmente di Firenze. Dove tra ironia e magheggio, atto liberatorio ed irrisione, la supercazzola non è mai scomparsa dalle strade della città. Anzi. Abbiamo pensato ad otto situazioni in una giornata fiorentina dove una supercazzola potrebbe rivelarsi utile. Sempre con rispetto dell’autorità, anche solo come vicesindaco: sia chiaro.

Alle Forze dell’Ordine

Forse la supercazzola per eccellenza. Quella che permette di sbeffeggiare l’autorità nei momenti più insidiosi, come insegna il Mascetti. Bene, da fare. Ma quando? Se vi è mai capitato di ritornare alla macchina col parchimetro scaduto da poco – o in caso di parcheggio fantasioso in centro – e trovarci un Vigile, cercare di convincerlo dell’assurdità del provvedimento in atto è quanto meno doveroso. Riuscirci, è impresa epica.

Coefficiente di difficoltà: 5. Per supercazzolatori super-pro.

In entrata/uscita dai locali del centro

La notte capita di non accorgersi degli orari, soprattutto di quelli che i locali del centro devono rispettare. Capita così che per fumare una sigaretta o fare due chiacchiere non si possa più rientrare all’interno. Un classico: ”Se si esce, non si rientra!”. Frase che sa di sentenza, una mannaia tra i locali sparsi per Sant’Ambrogio o Santa Croce. Ma non è detta l’ultima, perchè c’è sempre qualcosa da recuperare dentro il locale. Inventando, ovvio: tra un ombrello e un saldati, per dire.

Coefficiente di difficoltà: 4. Variabile, a seconda del buttafuori.

All’UniFi durante l’esame

In qualsiasi carriera universitaria capita la botta di fortuna. O almeno, quell’esame in cui non siamo brillanti, ma che vale la pena provare. O che ritieniamo giusto provare per non passare un agosto di rimpianti. Tra una domanda di diritto amministrativo o una disserzione di storia, nel momento in cui tutte le certezze sembrano crollare davanti ad una memoria ballerina, l’uso sapiente della supercazzola nella frase cardine del (non)concetto può svoltare l’esame. In tutte le direzioni.

Coefficiente di difficoltà: 4,5. Il rischiatutto: lucida follia da genio visionario. O epilogo alla Enrico Fiabeschi?

Agli Hipster in Santo Spirito

Visto che la zona dell’Oltrarno e di Santo Spirito in particolare è recentemente diventata territorio hipster, perchè non provare la supercazzola? L’importante è partire da una discussione che l’hipster senta sua: l’ultimo post di un blog canadese sull’intreccio della paglia nei villaggi della Patagonia, può andare. Ma anche inventarsi di sana pianta la nuova band scozzese da seguire assolutamente, funziona. Colto con le difese basse e la camicia aperta, l’hipster abbocca.

Coefficiente di difficoltà: 1,5. Fin troppo facile: accanimento terapeutico.

A casa, tra citofoni e telefoni (indesiderati)

Buongiorno! La disturbo un attimo per…”. La fatidica telefonata giornaliera, a casa o al cellulare: uno dei momenti più irritanti del giorno. Braccato da fantomatiche promozioni l’utente cerca di districarsi in una giungla di offerte, sondaggi e pubblicità. Spesso la tattica migliore per non agganciare in faccia al malcapitato operatore del call center di turno, è una supercazzola domestica: ”No guardi, non è per lei, è che mi trova in un momento snari, di corsa al cistatico. Capisce, devo salutarla.”

Coefficiente di difficoltà: 2,5. Esame per l’abilitazione. Perfetta anche con i venditori porta a porta e testimoni d’ogni culto esistente.

Fra tifosi e nuovi acquisti: “Ciuffi”style

Una delle supercazzole post-moderne più amate a Firenze. Entrata di diritto nell’empireo cittadino. Le più famose sono quelle che hanno avuto come bersaglio il tifoso Viola più celebre di Firenze: Mario Ciuffi. Il calcio fa discutere, in tutti i bar della città si parla di Fiorentina prima o poi. Senza distinzioni di età e sesso, sfoderare il fantomatico colpo di mercato in arrivo è sempre una soddisfazione. Soprattutto se la folla ascolta attenta, e poi non esiste.

Coefficiente di difficoltà: 3. E’ l’abilitazione al Master, in quanto il tifoso Viola è passionale ed attentissimo.

Il benvenuto: le informazioni stradali in centro

Firenze è presa d’assalto dai turisti in ogni periodo dell’anno, si sa. Ma, almeno una volta nella vita, la piccola e liberatoria soddisfazione di una supercazzola per orientare il viandante che – cartina alla mano – proprio non riesce a trovare il Bargello, va da sé. Una sorta di benvenuto sui generis in città. Spietata e geo-localizzata: per far capire fin da subito che a Firenze ironia e goliardia sono di casa. Eccome.

Coefficiente di difficoltà: 1. Tra le più semplici, per farsi le ossa dal vivo. Debutto per matricole.

Dopo una serata flop insieme

Cenetta a due in Oltrarno o aperitivo insieme in Sant’Ambrogio? I luoghi sparsi a Firenze sono tanti, a volte però la location non aiuta. Anzi. Una volta nella vita, può capitare la serata tete-a-tete che scivola via lenta, monocorde e a tratti imbarazzante. Questione di alchimia, questione d’intesa. Insomma, succede. Arrivati alla fine – tra un silenzio e qualche occhiata persa verso l’alto – se tutto va a rotoli, almeno togliersi la soddisfazione della supercazzola d’addio può strappare una risata.

Coefficiente di difficoltà: 3. Esclusivamente per chi non si prende troppo sul serio. Altrimenti: “Ci si vede a mezzogiorno, addio buhaiolo!“.

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