Stazione Leopolda: tutti in carrozza. Fra storia e nightlife

Il nostro viaggio nelle stazioni di Firenze fa una breve sosta nella storia e prima di ripartire svela ai viaggiatori virtuali la Stazione Leopolda.

Oggi la Stazione Leopolda è un punto di riferimento importante per gli eventi e la nightlife fiorentina ma pochi forse ne conoscono la storia.
Attorno al 1840 il Granducato decise che era fondamentale potenziare i collegamenti fra la capitale Firenze e il maggiore porto toscano, Livorno. La linea fu una delle prime ad essere realizzata nell’Italia pre-unità e la seconda nel Granducato.

Stazione Leopolda

La ferrovia così come la stazione che fu realizzata  furono volute fortemente dal Granduca Leopoldo II (il famoso Canapone), sovrano lungimirante e moderno per quei tempi, e sia la linea ferroviaria che la stazione presero il nome di Leopolda. Fu scelta un’area, subito fuori le mura, e il progetto fu affidato all’architetto Enrico Presenti che realizzò, in stile neo-classico, il corpo centrale, di arrivo e i due laterali per i servizi.

La Stazione Leopolda, terminata solo nel 1848, tuttavia non ebbe mai una grande fortuna come tale. La costruzione contemporanea della Stazione Maria Antonia (dove ora si trova Santa Maria Novella), più centrale e rappresentativa, portarono già nel 1860 alla chiusura della Leopolda che nell’anno successivo ospitò la prima Esposizione Nazionale Italiana, prefigurando quello che sarebbe diventata circa 130 anni dopo.

Nei decenni a seguire questi luoghi ospitarono sedi amministrative e governative per Firenze Capitale, uffici, magazzini, una fabbrica di proiettili, officine ferroviarie, videro l’abbandono, ma mai tornarono ad essere una Stazione vera e propria. Solo nel 1993, sull’onda forse del fermento creativo vissuto da Firenze negli anni ’80, si iniziò a pensare alla potenzialità della Stazione Leopolda, alla sua importanza per una città da sempre affamata di luoghi e spazi. Fu il grande artista fiorentino Mario Mariotti che per primo la sfruttò artisticamente dando vita, nel 1995, all’iniziativa “Al Muro!”, con più di 300 opere appese alle pareti.

Stazione Leopolda

Il progetto di recupero degli edifici, realizzato nei primi anni ’90, aveva con grande modernità privilegiato l’approccio “minimale” che oggi vediamo e che costituisce gran parte del fascino post-industriale del luogo. I grandi vani principali (oltre 6000 mq in totale), lunghi fra i 100 e i 140 metri, con altezze fra i 7 e i 12 metri, conservano nel loro non essere “rifiniti” l’immagine della loro travagliata storia più o meno recente, arrivando a conservare le tracce dei binari e delle grandi pedane rotonde che servivano a ruotare e movimentare le locomotive a vapore.

Stazione Leopolda

Nel 1996 l’architetto Gae Aulenti, recentemente scomparsa, che aveva realizzato da poco l’accesso dal binario 16 alla Stazione di Santa Maria Novella con la lunga rampa in mattoni a vista, riqualificò il piazzale antistante l’ingresso principale della Leopolda, creando un luogo di accesso e di sosta caratterizzato da grandi e stilizzati elementi strutturali che preannunciano l’origine industriale del manufatto e l’aria di contemporaneità che lì si respira.

 

Dagli anni ’90 la Stazione Leopolda è divenuto luogo di riferimento e sede ideale per la realizzazione di eventi, manifestazioni e prestigiose rassegne culturali ma solo recentemente ha recuperato anche la sua prima e originaria funzione: alla Stazione Leopolda arrivano di nuovo i treni. Adesso si chiama Firenze Porta al Prato, sono solo due binari, con marciapiede centrale, senza biglietteria, sulla linea metropolitana Firenze-Empoli (Pisa-Livorno) ma questo dimostra che il Granduca in fondo ci aveva visto giusto.

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