Segreti e curiosità sui cimiteri di Firenze

Gran folla in questi giorni ai cimiteri fiorentini, con i loro ospiti famosi e non. Ti porto alla scoperta di questi luoghi ricchi di storie e leggende.

Nelle mie escursioni, anche i camposanti cosiddetti minori, possono essere una meta da raggiungere. Ti porto sugli itinerari verso quelli meno conosciuti, tra colline misteriose e periferie infestate di leggende.

Il cimitero che non c’è

Il primo cimitero popolare di Firenze, fallito subito. Chiuso nel 1783 dopo solo 8 anni, fu un tempo l’ultimo riparo per i fiorentini poveri che non avevano chiese dove farsi seppellire. Val di Lodole un tempo, quando questo territorio sopra Careggi era una foresta, è poi diventato Balladole, nonché sinonimo di morire o finire in miseria.

E’ uno dei posti in cui preferisco camminare a piedi, partendo dal Meyer verso il Monastero di Santa Maria Maddalena dei Pazzi. Arrivati in via dei Massoni, si va a diritto verso la piccola e ramificata via delle Balladole. La zona è infestata da leggende di fantasmi e anime in pena, vista la sua breve vita e la sua scomparsa nella fitta trama del bosco. Io ci passeggio molto volentieri in questa deliziosa valle. Farlo al tramonto può dare qualche piccolo brivido.

Il cimitero di San Silvestro

In queste giornate ancora calde ma anche quando piove leggero, il tratto tra Villa Reale di Castelli e Villa la Petraia è uno dei miei preferiti. Nei giorni di commemorazione dei defunti, una sosta d’obbligo è al cimitero di San Silvestro in via di Ruffignano, proprio alle spalle del parco della villa medicea più amata dai fiorentini.

Dal cimitero, andate diritti in via della Covacchia, infine a sinistra verso via della Castellina e poi tutto a nord in via di Carmignanello. Un itinerario di grande suggestione, con l’inquietudine di una strada buia che finisce nelle viscere di Monte Morello e dalla quale si può solo tornare indietro. Ma suggestioni a parte è una splendida passeggiata che io mi concedo ogni volta che ho bisogno di una immersione totale di verde.

Il fu comune di Brozzi

Sono proprio affezionato a Brozzi e mi dispiace quando viene catalogato genericamente come periferia di Firenze. Partiamo proprio dal cimitero di Brozzi per conoscere questo borgo un tempo agricolo. Il cimitero è di una bellezza modesta che mi commuove sempre e da qui parto per conoscere le strade di questo che un tempo fu comune, di 12.000 abitanti. Il Torrione, la Chiesa di San Martino a Brozzi, l’oratorio della Madonna del pozzo, con il tabernacolo miracoloso. Insomma molte cose da vedere.

A spasso per i cimiteri di Firenze

Ora visto che siamo in periodo di fantasmi, pare che la sera, ovviamente senza luna, si senta ancora l’anima di Sesto Cajo Baccelli, conosciuto anche popolarmente come “lo Strolago di Brozzi” declamare le sue previsioni. Io non l’ho mai visto ma la leggenda della sua bizzarra vita, resiste ancora oggi.

I cimiteri di Bagno a Ripoli

Se avete tempo per una bella escursione autunnale, concedetevi l’itinerario dei cimiteri di Bagno a Ripoli. Una bella escursione è quella che parte dal cimitero di Santa Maria a Quarto, per arrivare a quello di Osteria Nuova, passando per la collina del Bigallo. 7 km che evitando la trafficata Via Roma vi portano da un lato all’altro della collina dell’Apparita. Un itinerario che ho fatto in tutte le stagioni ma che mi piace particolarmente in autunno, con i colori rossi e gialli delle colline che guardano Firenze da oriente.

Si inizia visitando il cimitero di Santa Maria e le belle ville e residenze di campagna. Uno spettacolo che prosegue salendo ripidi verso Paterno e il Bigallo. Storie di appestati e soldati lasciati morire vi accompagnano lungo queste bellissime strade. Dal Bigallo, se non vi spaventano i fantasmi delle monache, che un tempo erano seppellite qui in massa, si scende verso Osteria Nuova e il suo cimitero di San Quirico a Ruballa, piccolo e arroccato sull’autostrada. Olivi, vigneti, cipressi e tutta la campagna che desiderate. Se poi volete vedere qualcosa di veramente terrificante, affacciatevi dal piccolo ponticello che sovrasta l’autostrada. Un nastro di catrame a 6 corsie, taglia in due questa meravigliosa campagna.

Credits foto: Marzia Bisognin  (cover); Jesse Waugh  (foto interna) 640×420