Il dizionario della moda fiorentina, dalle calosce a i’ toni

I’ toni lo mettevo a scuola, le calosce mi obbligava a indossarle mia madre, mentre i bru-ginsi li porto anche in questo momento. Vi espongo il mio personalissimo dizionario della moda fiorentina. 

Il fiorentino è quell’animale tipicamente orgoglioso della sua terra e delle sue tradizioni. E non solo culturali. Ecco il mio piccolo, personalissimo saggio dei modi di vestire a Firenze. Dalle calosce alle ciantelle, vi racconto questo festival di suoni che sanno di Santa Croce, di Arno, di Cascine.

I’ toni

Da non confondere col giocatore di calcio, i’Toni nell’accezione fiorentina del termine significa sempre e solo tuta. E la sua etimologia sembra derivi dagli americani che, durante la liberazione, regalarono alcune tute sportive con su scritto to NY, acronimo di to New York come vi avevamo raccontato tempo fa. Di qui il passo fu semplice: via la y per la i ed ecco adottato i’toni nostro. Meglio se felpato, con le toppe e qualche “sgoraha” d’unto.

Calosce

Che siano lunghe e proteggano dalla pioggia, proprio come quelle che ti metteva la mamma quando eri piccolo. Sennò l’è uno stivale. Cambia il mondo.

Ciantella

“Ma che tu la smetti di ciabattare con codeste ciantelle?!” Siamo al non plus ultra del vernacolo. La ciantella è la ciabatta intrecciata anni ’60 oppure lo zoccolo. Mai le infradito: troppo fighette. Il termine viene da pianta del piede, detta cianta. Ed anche “ciabattare” è termine fiorentino, fin troppo onomatopeico per essere spiegato.

Bru-ginsi

Dalle ciantelle ai' Toni, dizionario della moda fiorentina

Bru-ginsi uguale Blue Jeans. Il primo, quello blu, da lavoratore. Non quelli smacchiati, invecchiati e vagamente fashion di oggi. “Che me l’ha stirati i bru-ginsi?” Sentite l’armonia. Sentita la musicalità. A Firenze o si dice Bru-ginsi o non si dice. Anche “i carzoni” non son la stessa cosa.

Cannottiera

La doppia n é reiterativa: la canottiera è la maglia della salute mentre la cannottiera è il ricordo dei nonni nella calura dell’estate. Bianca, di cotone e magari con l’abbronzatura a muratore. Tipico esempio di eleganza fatta in casa. Indimenticabile.

Pezzola

Dicesi pezzòla quel fazzoletto, meglio se da naso, che uomini e donne si portavano dietro per ogni evenienza. Da “ì moccio” fino a “ì sangue”, la pezzòla era l’accessorio tipico di tutti i giorni. Da mettere anche in capo e necessariamente in cotone perché, se di carta, era un pezzo di giornale comune.

Nessuna nobiltà. Il discorso deve per forza finire qui per raggiunti limiti di spazio e non per mancanza lessicale. Perché come dimenticare la cigna, l’oriòlo, la cinta, la cintola, ì gorfe, la muta (intesa come cambio del giorno dopo), ì pastrano, la saccoccia o il magico trènce. E poi gli aggettivi e le forme verbali: pacchiano, frinzellato, pottino, rimbuzzassi, sbuzzato, rimbuzzato, sbrindellato e l’attualissima visto il caldo “ascella pezza’a”… 

Photo credit: immagine in evidenza – A Natale mi sposo; David in jeans – Deviantart.com

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