I 60 anni di Roberto Benigni in 4 momenti indimenticabili

L’amatissimo Roberto Benigni compie oggi 60 anni. Rendiamo omaggio a un toscanaccio che, alle soglie della terza età, continua ancora a stupire.

Chiamatelo attore. Oppure chiamatelo comico, regista, chiamatelo pure sceneggiatore e cantante. Insomma, chiamatelo come volete: ogni definizione sarà riduttiva per quello che per mezzo mondo è, semplicemente, Roberto Benigni da Vergaio.

Nel giorno che per antonomasia sancisce l’ingresso nella terza età, il tempo sembra giocare ancora a suo favore. In un gioco farsesco e impegnato, travolgente e irriverente; un gioco pieno di umanità, insomma, che appassiona ancora oggi. Benigni, una personalità istrionica e impegnata, leggera e semplice, dissacrante e alta, volgare e acculturata, geniale e familiare.

La quarantennale carriera del toscano più famoso del mondo ci ha regalato alcuni passaggi memorabili. E quattro di questi, valgono la pena di essere menzionati.

Benigni e Berlinguer – Padova, 16 Giugno 1983

Un gesto passato alla storia, un’immagine per certi aspetti irreale. Roberto Benigni sale sul palco di Padova, dove Enrico Berlinguer stava tenendo un discorso sui giovani e la politica. Stravolge il copione, improvvisa, punge con ironia la nomenklatura partitica italiana e dopo un paio di minuti conclude con ”la cosa che ho sempre sognato: prendere in collo Berlinguer.”.

E lo fa davvero. Cosa inimmaginabile per l’epoca, un gesto affettuoso e beffardo insieme: (ri)porta per un momento la figura inavvicinabile del Berlinguer leader politico ad una realtà semplice, scanzonata e bambinesca. Rendendo la realtà ludica e naturale al tempo stesso: un gesto degno di Charlie Chaplin.

Benigni, Dante e la Divina Commedia in tour

Luglio 2006: mentre l’Italia cavalcava verso la conquista del Mondiale e Facebook era un recinto voyeur per pochi geek statunitensi, Roberto Benigni riesce nell’impresa di riempire le piazze di tutta Italia. E stavolta la verve comica e dissacrante passa in secondo piano: lo fa con Dante Alighieri. E’ Tutto Dante, uno spettacolo unico per natura: una lectura dantis nella piazza che Alighieri sorveglia dall’alto della sua statua.

Un’operazione dal sapore umanistico; Benigni si scopre magistrale declamatore, arricchendo la lettura col meglio del suo repertorio condito di alto e basso, e con un’interpretazione ineguagliata. Un trionfo pop, per tredici serate filate, che lo elevano dal rango di “semplice” teatrante.

Benigni e il Cinema: da “Mario Cioni” a Fellini

E’ l’estate del 1977 e Benigni è reduce da tour teatrali di periferia dove ha lasciato il segno, grazie ad un personaggio ampiamente autobiografico, Mario Cioni. O meglio: ‘‘Cioni, Mario!”. Giuseppe Bertolocci lo scrittura come protagonista e in 30 giorni gira un film che diverrà tanto motivo di scandalo per critica e borghesi benpensanti dell’epoca, quanto un cult amatissimo per larga parte del pubblico.

E’ l’esordio sul grande schermo, tra filastrocche di miseria e povertà col Monni e infiniti sproloqui d’ogni genere. Un sardonico e surreale ritratto della provincia e del sottoproletariato toscano: un passo decisivo per il Benigni uomo di cinema. Un trampolino che, in 12 anni, lo porterà a collaborare con Jim Jarmush, Bernardo Bertolucci, Marco Ferreri e infine Federico Fellini, per il suo ultimo film.

”Robberto!” e la notte degli Oscar, 21 Marzo 1999

Da una parte il Kodak Theatre dell’Hollywood Boulevard, Los Angeles; seduto, il ”ragazzo” di Vergaio appena reduce dal suo miglior lavoro come regista: La Vita è Bella. Sophia Loren sul palco, che all’apertura della busta non si trattiene e lo chiama per nome. E’ il trionfo che tutti ricordano, è l’Oscar (saranno 3) per il film di Benigni: da Cioni Mario a cineasta conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, Roberto salta sulle poltrone, abbraccia i compostissimi partecipanti, e salta sul palco per un discorso in un inglese maccheronico.

Non importa, il messaggio è chiaro. Netto. In un periodo aridissimo, Benigni risolleva le sorti del cinema italiano: Vergaio – L.A. sola andata. E tanti saluti in mondovisione. La metamorfosi è completa: il bruco è diventato farfalla.

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