Firenze letteraria. I luoghi di Vasco Pratolini

Il rapporto tra Firenze e Vasco Pratolini somiglia ad un romanzo senza fine. Con un libro aperto tra le mani, vaghiamo alla ricerca di quei luoghi che ispirarono uno dei più grandi autori del ‘900.

Nasce a Firenze, Vasco Pratolini. E’ il 1913 e siamo in Via de’ Magazzini, a pochi passi da Piazza della Signoria. Qui cresce ed ambienta i suoi racconti: storie di vita comune, di una Firenze popolare.

Ritroviamo l’Arno, le piazze, i vicoli, le chiese, i monumenti. Il ritratto di una Firenze color seppia, tratteggiato dalla penna di uno degli autori più importanti del secolo scorso.

“Metello Salani era nato a San Niccolò, ma fino ai quindici anni, non vi aveva mai abitato. La sua famiglia era di quel Rione, e ciascuno ha le discendenze che si ritrova.”  (Metello, 1955).

Dunque, la prima tappa obbligatoria è il quartiere di San Niccolò, dove nasce uno dei più grandi personaggi creati dallo scrittore: Metello.

Nella Firenze di fine ‘800 iniziano le vicissitudini di questo muratore fiorentino, uno spirito ribelle che vive i primi albori del socialismo e del movimento operaio. Ancora oggi l’emblema più forte della fiorentinità, di quell’animo indipendente fatto di coraggio, umanità e intraprendenza.

“Panni alle finestre, donne discinte. Ma anche povertà patita con orgoglio, affetti difesi con i denti. Operai, e più propriamente falegnami, calzolai, maniscalchi, meccanici, mosaicisti. E bettole, botteghe affumicate e lucenti, caffè novecento. La strada, Firenze. Quartiere di Santa Croce.” (Il Quartiere, 1944).

Un romanzo corale, che narra il delicato passaggio dall’adolescenza alla prima giovinezza di alcuni ragazzi del rione di Santa Croce. Un quartiere che diviene simbolo di un’intera comunità; certo carica di contraddizioni.

Un luogo dell’anima, dove affetti e delusioni si fondono, dove ai balconi fioriti e alla leggiadrìa delle ragazze fanno da contraltare una miseria dilagante e il decadimento della vecchiaia.

“Via del Corno è lunga cinquanta metri e larga cinque; è senza marciapiedi. Confina ai due capi con via dei Leoni e via del Parlascio, chiusa come tra due fondali: un’isola, un’oasi nella foresta, esclusa dal traffico e dalle curiosità. E’, tuttavia, a pochi metri da Palazzo Vecchio, che la sotterra sotto la sua mole.” (Cronache di poveri amanti, 1947).

Un quadro indimenticabile della Firenze del ventennio fascista, dove storie (private e comuni) di uomini e donne s’intrecciano, mentre la violenza del regime ha già disteso la sua ala nera e cupa sulla città.

Lo scenario è ancora quello del vecchio quartiere fiorentino, in quella Via del Corno dove Pratolini ha trascorso la sua adolescenza. Senza mai dimenticarla.

“Il rione di San Frediano è “di là d’Arno”, è quel grosso mucchio di case tra la riva sinistra del fiume, la Chiesa del Carmine e le pendici di Bellosguardo; dall’alto, simili a contrafforti, lo circondano Palazzo Pitti e i bastioni medicei; l’Arno vi scorre nel suo letto più disteso, vi trova la curva dolce, ampia e meravigliosa che lambisce le Cascine.” (Le ragazze di San Frediano, 1949).

Pratolini si sposta dalle zone della sua infanzia, verso l’animato quartiere di San Frediano. Al centro, i litigi amorosi delle ragazze del rione; oggetto della contesa è Aldo Sernesi, meglio conosciuto come Bob per via della sua somiglianza con l’attore di hollywoodiano Robert Taylor.

Un Don Giovanni di prima categoria, nonchè bugiardo impenitente. A cui le ragazze di San Frediano sapranno impartire una lezione a dir poco esemplare.  Una “congiura delle belle”, che si trasforma in un’esilarante educazione sentimentale.

credits foto: Giuseppe Moscato (cover) eman attamimi (Santa Corce) firenzeneidettagli.it (San Frediano).