ridptto al lumicino

Firenze e le sue storie: cosa vuol dire essere ridotto al lumicino

Firenze nasconde storie e curiosità ad ogni angolo: è il caso di un noto modo di dire, nato proprio nel centro cittadino all’inizio del XV secolo.

Firenze, primi decenni del 1400. Tutto nacque e si sviluppò nella Piazzetta di S.Martino – a due passi dalla Cupola del Brunelleschi e da Palazzo Vecchio – quando l’arcivescovo ”umanista” Sant’Antonino affidò alla Compagnia dei Buonomini l’omonimo Oratorio, allora generico ”Spedale”.

E di fianco alla porta d’ingresso, tuttora visibile, posizionò una cassetta in pietra, nella quale venivano raccolte le ”limosine per li poveri verghognosi”.

Insomma, una cassetta per le offerte in favore di tutti quelli che, per i più disparati motivi, non avevano piacere di far sapere le proprie povere condizioni economiche, ma che si vergognavano a chiedere l’elemosina per le strade di Firenze. Spesso erano vedove, madri, anziani o nobili decaduti che non riuscivano in nessun modo ad autosostenersi.

La Compagnia istituita da Sant’Antonino, provvedeva alla raccolta e alla divisione in parti uguali delle somme racimolate nella cassetta del tabernacolo della chiesa.

In questo caritatevole contesto però, accadeva che a volte la cassetta non fosse abbastanza piena per sostenere tutte le richieste; così i Buonomini erano soliti accendere un cero davanti all’immagine di San Martino, avvertendo che la cassa languiva. Chiamando tutti ad uno sforzo ulteriore.

Proprio da questa usanza, comparsa a lume di candela per il centro di Firenze, nacque il detto ”essere ridotti al lumicino”; declinata poi in più contesti, indicando una situazione disperata e con ben poche speranze rimaste.

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