Firenze, disco nostalgia: addio a Meccanò e Central Park

A ridosso di Ferragosto è ufficialmente partita la demolizione di Meccanò e Central Park: due storiche discoteche fiorentine che lasceranno spazio al rinnovato parco delle Cascine. Fra un pizzico di nostalgia e quell’aria da fine di un’epoca che si respira in zona Porta al Prato.

Torno a Firenze dopo dieci giorni e, insieme al panico da mail bombing, mi trovo davanti ad uno scatto che suscita subito curiosità mista a stupore: Renzi in ruspa che azionando leve – come un novello Demolition Man in salsa pieraccioniana tira giù il Meccanò.

Per carità, nessuna sorpresa: intervento ampiamente preventivato e per certi aspetti doveroso. Però una cosa è sapere, un’altra vedere con i propri occhi.

E così i ricordi, confusi e frammentari, viaggiano all’indietro verso quei luoghi che un tempo attiravano migliaia di fiorentini, turisti e danzatori occasionali del weekend: Central Park e Meccanò. O i’Mecca, per gli habitué.

Messo da parte l’iniziale sgomento per la t-shirt bimbominkiesca (passatemi il termine) indossata dal sindaco, con tanto di citazione non ben identificata ma attribuita a Jim Morrison – ancora poco e al Re Lucertola attribuiranno pure la paternità di “Bucaioli, c’è le paste!” – penso un po’ a quei due punti di snodo della nightlife fiorentina.

Beh, al netto dei gusti, delle età e delle tendenze in quei luoghi – almeno una volta – ci siamo passati in tanti. C’è chi ci ha trovato l’anima gemella, chi si annoiava tantissimo, chi non poteva fare a meno di infilarsi una camicia o dei tacchi e provare la serata di gruppo al Mecca o al Central.

Insomma, nel bene o nel male hanno rappresentato per decenni quell’idea di poter uscire di casa, tirare tardi più del consentito (“Sì sì, non faccio tardi e non bevo”) e vedere come andava a finire. Senza pensare troppo al resto.

In una città dove il Tenax ha magistralmente rappresentato per più di 15 anni l’essenza dell’anticonformismo culturale prima e dell’intrattenimento da club à-la page poi, il Central e il Meccanò hanno rappresentato l’immagine speculare: intrattenimento puro, dancefloor che raccoglieva di tutto e voglia di mettersi in mostra. O almeno, provarci.

Da queste parti, è passato di tutto: house tamarra, techno assordante, commerciale di infima qualità, revival spinti, serate sorprendenti e anche dj di grido da tutta Europa: da Carl Cox e Ricky le Roy a Claudio Coccoluto e Sven Vath ed infine pure il gotha italiano dell’hip-hop commerciale.

Che non saranno i Clash o i Sisters Of Mercy, ma che comunque richiamavano compagnie e comitive da ogni parte della provincia, soprattutto d’estate. Al Meccanò il Vasco nazionale venne pure a girare il video di uno dei suoi tormentoni anni ’90: Vivere. Piccolezze, ma tant’è.

Insomma, nella musica come nella vita c’è un tempo per tutto. E dopo molti giri di pista, ingressi omaggio non ben definiti, file infinite di tacchi, calche disumane al bar, feste liceali, mise più o meno ammiccanti, mascara e gel sparati al limite delle possibilità umane, cubiste sparse ovunque e voglia di evadere per qualche ora, i due gemelli del divertimento sono arrivati veramente al capolinea. Segnando la fine di un’epoca, dopo anni di inutilizzo ed una spirale di incendi dolosi degni di un gangster-movie alla Francis Ford Coppola.

Pensandoci e guardando quelle strutture in acciaio incendiate – dal tono post-apocalittico – tutto ciò mi ricorda vagamente il finale di Casinò di Martin Scorsese: quando le vecchie case da gioco di Las Vegas vengono abbattute e lasciano il posto a nuove creazioni. Portando con sé, sotto le macerie, i vecchi tempi andati. E cambiando il dna della città.

Senza scadere in un’inutile elegìa del dancefloor (anzi) e aspettando le nuove sembianze del Parco che verrà, tra la Cavea, il Teatro del Maggio, le Nuove Cascine e i parcheggi circostanti Firenze da quelle parti non è più la stessa, mutata in forma e sostanza. Un ristorante più o meno chic e spogliatoi per maniaci del jogging che correranno alle Cascine, al posto dei due colossi del divertimento. Come li hanno sempre apostrofati i giornali.

Dopo anni di abbandono, un atto dovuto. Ma una cosa è sicura: non gireranno più dischi di nessun genere nel cuore verde di Firenze. Con buona pace di giovani e genitori nostalgici.

credits foto: rainews24.rai.it (cover) – Cge Fotogiornalismo (matteo renzi)