Firenze contro tutti. Le migliori infamate alla fiorentina

Arte dell’infamare e campanilismo: un binomio capace di dare grandi soddisfazioni a chi ama l’umorismo nostrano. Ecco gli insulti storici tra i fiorentini e… il resto del mondo.

Siete di quelli che… meglio un morto in casa che un pisano all’uscio? Allora questo è l’articolo che fa per voi. Qui sotto vi snoccioliamo un elenco d’insulti storici che i fiorentini riservano ai cosiddetti forestieri.

Iniziamo dalla periferia: da Brozzi a Signa

Campagna contro città: un campanilismo in piccolo, che si riscontra in ogni realtà italiana. Firenze non poteva essere da meno, a partire dal suo rapporto con la Piana.

Signa maligna, né levaci nuora né metterci figlia; se proprio lo devi fare, metticela ma non ce la levare”. Una lunga frase, un insulto forte e chiaro: i signesi sono malelingue.

Ma c’è dell’altro. “Peretola, Brozzi e Campi, la peggio genía che Cristo stampi”. Linguaggio un po’ troppo arcaico? Chi non ha capito è “più duro d’un sammorese”.

sammoro dialetto facebook

Ce n’è per tutti, anche oltre la Piana: “Vicchio Mugello, Scarperia un coltello, Borgo uno scrittoio, Dicomano un cacatoio”. E ovunque ci si sposti, non si può mai stare davvero tranquilli: “A Marradi seminan fagioli e nascon ladri”.

Firenze contro Pisa, Livorno e Siena

“Meglio un morto in casa che un pisano all’uscio” è forse il più conosciuto degli insulti fra toscani. A onor del vero, l’hanno inventato i lucchesi, memori dei saccheggi subiti dagli odiati vicini di casa. I pisani rispondevano – e rispondono – “provare per credere” o “speriamo che Dio t’accontenti”.

A Firenze, ovviamente, non ci abbiamo messo molto a fare nostro il detto, che affianca il dantesco “Pisa vituperio di genti”. E visto che abbiamo citato il Sommo poeta, continuiamo sulle sue orme.

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Secondo voi, esiste gente “Sí vana come la senese”? Nel 29esimo canto dell’Inferno, Dante parla degli abitanti di Siena come della stirpe più frivola mai conosciuta. Vogliamo smetterla di scomodare la Divina Commedia? E allora optiamo per un più popolare, prosaico “Siena di tre P è piena: palio, panforte e p…”.

Se la vostra religione fiorentina già di per sé vi vieta di frequentare piazza del Campo, per la gita della domenica scegliete pure il mare. Ma attenti a come vi muovete, perché “le parole le porta via il vento, le biciclette i livornesi”. Insomma, una cosa è certa: a Firenze abbiamo sempre una buona parola per tutti.

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