Firenze, 1501: una storia di merda

Nel pieno centro di Firenze, fra tabernacoli e vicoli bui, prese forma una storia pulp che in pochi conoscono: tra gioco d’azzardo, bestemmie, oltraggi e morte.

Anno di grazia 1501. A due passi dal Duomo, nell’attuale Vicolo del Giglio, un giovane viveur di famiglia nobile, Antonio Rinaldeschi, trascorre la serata come solito fare: tra gioco d’azzardo, vino e ”buona” compagnia. Nel continuo vagabondaggio fra bettole e taverne del centro, nel giro di qualche ora, riesce a perdere a dadi danari et panni. A nudo. Rovinosamente.

Completamente alterato dall’alcool e dalla rabbia per aver dilapidato tutto, bestemmiando ad ogni passo, Rinaldeschi inizia a barcollare per le strade, nel tentativo di far ritorno a casa (ricordando il Benigni di Berlinguer ti voglio bene). Arrivato nell’attuale Piazza del Capitolo la sua attenzione è colpita dalla luce di un tabernacolo che rappresenta l’Annunciazione. Antonio, trasalisce, raccoglie da terra i bisogni di un cavallo e ne lancia una ”menatasul volto della Madonna.

Il gesto oltraggioso e disperato fu notato da alcuni passanti, fra stupore e disgusto. I testimoni, poi, denunciarono il tutto alle autorità; fu così che i magistrati fecero arrestare Rinaldeschi, accusato e processato per oltraggio. Antonio – in catene al Bargello – implorò più volte la grazia, dichiarandosi pentito. Ma la sentenza fu atroce ed esemplare al tempo stesso: impiccagione. Non soltanto: dalle finestre del Bargello, in segno di ammonimento verso tutta la comunità.

Questa antesignana storia pulp in salsa fiorentina ancora oggi è presente in città: in Piazza del Capitolo esiste tuttora una copia di quel tabernacolo, mentre l’originale è conservato nella chiesa di S.Maria de’ Ricci; dentro la quale si può ancora vedere la storia dell’offesa del Rinaldeschi alla Vergine: pitturata su una serie di tavolette da un anonimo pittore dell’epoca.

Tra offese, soldi, miseria, sangue ed escrementi: la prima storia pulp, proprio nella Firenze rinascimentale.