Manfredi Lucibello

Dal Gramsci a Times Square: il nuovo cinema fiorentino. Storia di Manfredi Lucibello

Da fumosi baretti e corti liceali a presentazioni e festival oltreoceano, è Manfredi Lucibello: storia di un giovane regista fiorentino con una carriera vecchio stampo.

Manfredi Lucibello ha fatto quella gavetta che il Cinema vuole: da bambino consumava le VHS di famiglia, al liceo organizzava i compagni di classe per corti amatoriali sulle gradinate del Liceo Gramsci e, alla fine, si è laureato al DAMS. Fino a qui, tutto bene. Dopo un master in montaggio cinematografico con Giuseppe Bertolucci, è attivo in città con Offcinema, con il quale ha dato spazio e forma alla sua passione.

E si sa: un lavoro artistico come quello del regista o dello scrittore, non s’impara in accademia, in luminose aule: “Si trova nella Firenze di notte, vagamente noir: non certo all’Hard Rock Cafè dei turisti e dei cheeseburger.” Ma in quello che Manfredi chiama, scherzando, il suo Greenwich Village: “Luoghi come il Soul Kitchen di via de’ Benci.” Proprio in questi baretti notturni (specificamente chiamati così), incontra note band fiorentine come Passo Gigante e Martinicca Boison, e comincia a dirigere i loro videoclip.

Ma dai baretti ai corti d’autore, il passo non è facile: grazie alla Cineteca di Bologna e alla Genova-Liguria film commission nel 2010, scrive e dirige Storia di Nessuno: un cortometraggio noir-grottesco, a metà tra Coen e Sorrentino, che fa veramente il giro del mondo. In più di venti festival: dal Los Angeles Film Fest fino al GAIFF in Armenia. Vince 8 premi internazionali, tra cui Prix Courts du Polar 2011 a Lione; venendo proiettato perfino nel cuore della città-set per antonomasia: Times Square, New York.

Manfredi Lucibello, cinema a Firenze, storia di nessuno

Non solo. Grazie anche ai riconoscimenti internazionali, ad Aprile uscirà un documentario girato da Manfredi Lucibello, dal nome Centoquaranta – La Storia Dimenticata. Che narra le vicende del naufragio della Moby Prince, dove morirono 140 persone sulle 141 a bordo. Storia di uno dei più foschi misteri italiani.

Per quanto riguarda il cinema a Firenze, invece, è un’altra storia: “Segnata, purtroppo, dalla chiusura delle tante sale storiche a favore dei grandi multisala. È un ”lasciar andare” la cultura, proprio come succede per le chiusure delle librerie nel corso degli ultimi anni.” Manfredi ci confessa che esiste una mancanza di volontà politica nel salvare un grande patrimonio non solo culturale, ma anche sociale ed economico.

E ricorda luoghi simbolo come il Gambrinus, dove si accostavano cultura pop e cinema d’autore, che non esistono più da tempo: una vera menomazione per una città (un tempo) cinefila come Firenze.

Venendo ad oggi, un altro discorso è internet. Sull’onda del successo di ZeroCalcare (nel mondo del fumetto) e altri, sta fiorendo un tipo di autopromozione gratuita sul web. Manfredi ci spiega come questa è: “inapplicabile al cinema, almeno in prima battuta. Infatti, in un corto semi-professionale, ci sono dei costi da sostenere che non possono essere evitati: le macchine, gli attori, i tecnici e così via.

Mentre per la distribuzione è un’altra storia: molto spesso le sale non passano film che non siano mainstream, mentre con internet si può arrivare ovunque. Anche in luoghi impensabili.”

Manfredi Lucibello, cinema a Firenze, Film Fest

Manfredi ci dice anche che questo mezzo non è ancora stato percepito a pieno nel mondo del cinema come strumento per arrivare al consumatore finale; nonostante lui stesso abbia avuto alcuni contatti attraverso la pubblicazione integrale su internet dei suoi lavori: “Gli utenti utilizzano lo streaming dei film sopratutto per l’immediatezza e la scelta disponibile, e solo in seconda battuta per non pagare.”

Ad ogni modo – tra nuovi progetti in arrivo fuori città e colpi di scena – ci svela che a Firenze ritorna sempre e comunque con piacere. Perche? Semplice, sorridendo ammette: “Sono un lampredotto-addicted. Non posso farne a meno.”

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