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Americani a Firenze in 6 piatti che non vorreste sentir ordinare

Americani a Firenze: stavolta ce ne occupiamo in quelle particolari circostanze in cui l’arte culinaria diventa protagonista. Suo malgrado.

Firenze è uno dei maggiori centri d’attrazione turistico-formativa a stelle e strisce nel mondo. Numerosi i gruppi di studenti e turisti statunitensi che ogni anno prendono armi, bagagli, carta di credito e decidono di trascorrere qualche mese in riva all’Arno, per studiare l’italiano o spassarsela. Un tuffo nella cultura fiorentina e nel cibo italiano. A volte, però, capita che sia un triplo carpiato avvitato.

In questo contesto, abbiamo raccolto sei diverse testimonianze fiorentine: sei vere ordinazioni al ristorante che non vorreste mai sentire. E che se vi capiterà di ascoltare vi strapperanno più di una risata. A metà fra incredulità e caos culinario yankee style. Con la dovuta ironia.

“Fettuccine Alfredo”

americani a firenze linguine alfredo

Il piatto italiano più celebre negli States, il vessillo dell’italianità nel nuovo mondo. Appunto, soltanto nella fast food nation. Dalle nostre parti i linguini intrisi di burro e panna del buon Al se la battono in popolarità con le specialità cilene o con la cucina uzbeka, per lo stupore dei camerieri. È un caposaldo dell’ordinazione yankee a Firenze, lo zenith per ogni turista che in Italia si aspetta la summa della cucina italo-americana. Tagliatella dreaming.

“Pizza with gnocchi”

Succede anche questo. L’inenarrabile che si fa realtà, o meglio, ordinazione. Un mix visionario degno del Syd Barrett del periodo Floydiano, un salto nel buio che ingloba la pizza e gli gnocchi. Un impensabile cannibalismo cieco che si fa tangibile al momento della scelta del cibo italiano per eccellenza. Pizza Hut gli fa una pippa: la creazione a stelle e strisce sfora il muro del comprensibile, spostando il limite in avanti. Mozzarella’s nightmare.

“Spaghetti Chicken”

americani a firenze - spaghetti chicken

Per decenni (e tuttora), spaghetti è stata la parola italiana più pronunciata all’estero insieme a pizza. Un simbolo italico, uno stereotipo a volte associato a ben noti tratti folkloristici nostrani. La cosa certa è che, anche a Firenze, gli spaghetti sono la base di molti primi da ristorante. Accade così che la creazione più italiana che c’è, venga stravolta con coup de theatre irraccontabili: chiedono spaghetti chicken al ”7”. Proprio lui, il pollo: a pezzi nella pasta. Non aprite quella bocca.

“Beefsteak & Bacardi”

Qui la faccenda si fa grave, ma non seria. Un’ordinazione che parte dall’amore per la specialità tutta nostrana della bistecca alla fiorentina, ma che finisce in tragedia (annunciata) grazie al surreale accompagnamento: Bacardi. D’altronde, si sa, l’America è patria di avanguardie e del futuro. A volte anche troppo: in un abbraccio che sa di omicidio, la bistecca più famosa del mondo balla un valzer con un premiscelato alla frutta. Non sorseggiarmi, non ti sento.

“Broccoli & Limoncello”

Questo particolare caso è tra quelli che appartengono esclusivamente al sesso femminile. Se la studentessa del Wisconsin, non volendo rinunciare alla serata fuori, s’imbatte in una cena giudicata troppo impegnativa per il proprio physique du role, succede che l’ordinazione accosti un contorno vegetariano (che più salutare non si può) insieme all’ammazza caffè tipicamente italiano. Un esercizio lisergico di stile e fantasia: degno di Lewis Carroll. Broccoli in Wonderland.

“Cappuccino”: The End

E non poteva mancare il gran finale. I titoli di coda su una cena più o meno ordinaria, il colpo di coda che scompiglia le carte – e lo sguardo dei camerieri – al momento della decisione. È il cappuccino di fine cena. Non è certo un’usanza esclusivamente americana, anzi, ma sotto the stars&stripes pare andare di moda con convinzione. Un rito. E d’altronde dopo penne, bistecca e vino, cosa di meglio di un cappuccino delle ore 23 per cominciare la notte in Santa Croce? Starbucks soldiers.

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