Un pezzo classico della storia di Firenze

La storia di Firenze in 3 eventi che l’hanno cambiata

Quali sono i momenti fondamentali della storia di una città come Firenze? Noi proviamo a raccontarvi la sua evoluzione in 3 eventi che ne hanno mutato per sempre il volto.

Rinascimento tra pop e anarchia

Il Quattrocento nella storia di Firenze è vitale, perché la vede come centro economico europeo. Per un’invasione del paese vicino andavi a chiedere prestito ai Medici. Per ristrutturare la cattedrale: sempre a Firenze.

Ma non era solo un ritrovo di banchieri, era la mente culturale e politica. Grazie al nonno Cosimo, Lorenzo De Medici teneva saldamente in mano il potere della signoria fiorentina.

Tra le gestualità pop nella Nascita di Venere di Botticelli e “l’anarchia” di Leonardo nella prospettiva de l’Annunciazione, Firenze è crogiolo di idee, pensieri, intrighi e danaro. Una Firenze di cui sentiamo ancora il profumo, ma di cui non siamo più i protagonisti. Una Firenze dove, come dice Philippe Daverio, “per la prima volta l’antico diventa moderno e il moderno obsoleto”.

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Il risanamento

“Il fiorentino è per natura mite, cortese ed ospitale; le quali virtù non gl’impediscono d’esser sottile […] E’ tanto sicuro della propria supremazia che talora non si fa scrupolo di sorridervi malignamente se vi mostrate ignari delle sue glorie artistiche e storiche.”

Questo scriveva la Guida Pratica Popolare di Firenze, dedicata a coloro che dovevano trasferirsi dalla vecchia capitale alla nuova. Poi i nuovi quartieri e i Viali di Circonvallazione ad opera di Poggi ci hanno portato per mano verso una città moderna.

Agli occhi dei forestieri aveva molte differenze rispetto ad altre capitali europee: le donne erano abituate a stare affacciate alle finestre, i membri della Misericordia spaventavano girando con mantelli e maschere dai lunghi becchi. Non c’erano portieri, ma solo campanelli a filo anche nelle case borghesi.

Questo profonda ristrutturazione dell’anima della città fu voluta da altri, ma salvò Firenze da un futuro di cittadina medioevale e “museo”, trasformandola ancora una volta.

 

Uno scorcio dei Lungarni durante l'alluvione

“Ma che si fa oggi?” “Lo sci d’acqua!” L’alluvione di Firenze

Se l’alluvione è stata punizione divina, viene da chiedersi se tutti i peccatori abitassero al pianoterra. L’alluvione del 4 novembre 1966 è stata l’ultima di tante che colpirono Firenze e dintorni. La mattina di quel venerdì, dalle ore 7 la città è trasformata in una drammatica Venezia. Gli abitanti di Via Ghibellina salvano i detenuti delle Murate, il direttore della Nazione fa una diretta via radio della situazione, il sindaco, assediato dalle acque a Palazzo Vecchio, cerca di salvare il salvabile.

Quando ore dopo, le acque si ritirano, lasciano dietro di sè danni a palazzi ed opere d’arte, montagne di fango ma sopratutto 34 vittime. Lo stato tentenna, i primissimi aiuti arrivano dall’esercito, le forze dell’ordine e dai bagnini della Versilia arrivati in gommoni e pattìni.

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Poi gli angeli del fango: spalarono, scavarono e salvarono il “bello” della città. In questo tragico evento si vide forse, per l’ultima volta, abbattuta la naturale diffidenza dei fiorentini e riesumata la loro solidarietà, scrivendo così un capitolo importantissimo nella storia di Firenze.

La storia di Firenze alluvionata non dura molto: in poche settimane riesce a tornare alla normalità, ma non si scordano certi cartelli: trattorie devastate annunciavano “oggi specialità in umido” e altri negozi “ribassi incredibili, prezzi sott’acqua!

Un esempio di vero spirito fiorentino, quello col Paradiso negli occhi e l’Inferno in bocca. Che, ancora oggi, sembra l’unica cosa a non essere mai cambiata.

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