13/09/2011: 80 anni dell’ Artemio Franchi, 80 anni di storia fiorentina

Proprio oggi – 13 settembre 2011 –  decorre un anniversario: esattamente 80 anni fa apriva per la prima volta i cancelli lo stadio Artemio Franchi.

Il nostro Franchi. Un luogo, una parte pulsante della città. Pulsante come la passione di chi, dagli anni ’30 ad oggi, ha contribuito a renderlo un pezzo storico, un monumento (strano, ma vero) di questa città; riempiendolo ogni maledetta domenica e qualche mercoledì da leoni.

Sicuramente sono molti i momenti da ricordare – nel bene e nel male – da chi l’ha vissuto da dentro, seguendo una passione tinta di viola che su quel prato verde passava via veloce. E dava appuntamento alla settimana dopo. E via così. Ma qui, c’è altro. Un luogo di aggregazione (per molti) e di passione; per questo, pulsante. Unico. Quel rumore, quei cori, quelle esultanze, quei silenzi, quelle amarezze, quelle vibrazioni che si hanno solo condividendo un qualcosa di vero e parte di una pluralità.

In una città di guelfi (neri e bianchi) e ghibellini, solo il calcio – con l’icona del giglio cucita sopra – poteva riuscire in un’opera di tale unità. Anomala, per questo più bella. Il Franchi, dunque. Non sarà al passo coi tempi (è da sempre che lo sentiamo ripetere, o no?), ma è un po’ la nostra seconda casa. Un porto, in una città che di mare non ha neanche la brezza. Perchè è – è stato – e sarà un crocevia di incontri, storie, persone e personaggi; un luogo a cui, noi fiorentini, siamo comunque legati. A doppio filo. Quasi irrazionalmente.

E allora – oggi – ci piace celebrarlo anche cosi, come il protagonista del più celebre romanzo di Ippolito Nievo: ”Confessioni di un Italiano”. Un uomo che, arrivato alla soglia degli 80 anni, si appresta a raccontarci la sua vita e – al contempo – ci narra le vicissitudini storiche che hanno attraversato una vita intera. Un parallelismo forse azzardato? Crediamo di no.

Perchè il Franchi spegnendo oggi le 80 candeline, di storie da confessarci ne ha. E tante. Storie di un amore incondizionato, di un’identità cittadina – sfumata di viola – orgogliosa, diversa e contrapposta. I ricordi e le istantanee sono tante, potrebbe partire raccontando di sè quando in quel lontanissimo 1931 nacque. E si chiamava Stadio Giovanni Berta. Potrebbe continuare parlandoci di nomi e uomini illustri consegnati alla storia cittadina: Sarti, Rosetta, Albertosi, Brizi, Hamrin, Julinho, Merlo, Antognoni, il Divin Codino e di come gli argentini Passarella e Gabriel Omar Batistuta, al ritmo di tango, gol e ”tackle” memorabili, hanno fatto impazzire una città intera.

Di come, in giorni bui come l’abisso Nietzschiano, siamo risorti. Per dire la nostra, per tornare a condividere quel posto, quel luogo, quelle emozioni. Ognuno custodisce gelosamente i suoi, di ricordi.

E allora: Auguri, vecchio Artemio! E che sulla torre di Maratona sventoli ancora alto il labaro viola.

Si ringrazia Chiara Poggi per la collaborazione.

Foto di Giulia Fonnesu.

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