Valentino spegne oggi 80 candeline. Rosse, of course.

L’11 maggio 1932 nasce Valentino Garavani. Ignaro, sebbene ancora per poco, del prepotente destino che lo attende: diventare uno dei più grandi couturier dei nostri tempi.

La storia comincia in una scuola di figurino a Milano per poi correre rapida sui binari che conducono a Parigi. Proprio nella Ville Lumière, all’ École de La Chambre Syndacale de la mode, Valentino studia stilismo.

Dopo un periodo da Guy Laroche, nel 1959 dà vita al suo atelier in Via Condotti. Ma è nell’anno successivo che avviene l’incontro che cambierà in maniera profonda la vita, sentimentale prima e lavorativa poi, del designer di Voghera: quello con Giancarlo Giammetti.

Fiuto per gli affari e personalità ferma sono le caratteristiche che fanno di quest’uomo, la metà mancante ed indispensabile per Valentino. L’àncora che oppone resistenza all’impetuoso e ardente movimento, fatto di sentimenti forti ed irrefrenabile impulsività. Ma allo stesso tempo è anche il deciso comandante al timone di un’imponente imbarcazione, quando il mare mosso della creatività senza limiti, rischierebbe di compromettere la navigazione.

Insomma, colui che spinge la nave sulla giusta rotta, per continuare con la metafora della navigazione.

La consacrazione? Proprio qui, a Firenze, nel 1962, all’interno della Sala Bianca di Palazzo Pitti. Il successo ottenuto è talmente considerevole che l’edizione francese di Vogue, gli dedica due pagine della rivista. La “V” ormai è sulla bocca di tutti e rapidamente gli abiti creati da Monsieur, cominciano ad avvolgere le star internazionali.

Mentre lo stilista continua la sua ascesa nell’Olimpo della moda con l’apertura di boutiques in tutto il mondo, nel 1968 Jackie commissiona a Valentino l’abito per il matrimonio che la legherà ad Onassis.

Immortalato da Andy Warhol, ricoperto di onorificenze sia in Italia che in Francia dove riceve la Légion d’honneur, promotore infine di tematiche sociali quali la lotta all’AIDS.  Non dimentichiamoci però che questo stesso uomo è colui il quale ha anche, e soprattutto, creato un particolare tipo di rosso, uno specifico tono che nasce da una perfetta unione tra carminio, rosso cadmio e porpora. Il “Rosso Valentino”, appunto. Segno invariato e sempiterno che parte dalla mano dello stilista per poi propagarsi, imponendo il suo fermo e deciso tocco agli abiti, quasi marchiandoli a fuoco.

Una vita ricca, un estro incommensurabile ed una maestria innata, ne fanno “The last emperor”, come lo definisce il documentario a lui dedicato, girato dal regista statunitense Matt Tyrnauer negli ultimi due anni di attività del couturier.

Nel 2007 infatti, il grande maestro del tessuto e della forma decide di lasciare la sua attività all’interno della maison Valentino. Lo fa con grande stile, tenendo alto il valore del perfetto lavoro svolto nei 45 anni in cui ha condotto con delicata risolutezza la sua storica casa di moda. Tre giorni di festeggiamenti che includono un  galà nientemeno che al Tempio di Venere, una retrospettiva all’Ara Pacis di tutti i suoi più grandi successi stilistici e una sfilata seguita da cena e ballo a Villa Borghese.

Un addio al mondo della moda per niente timido e dimesso. Un’uscita in pompa magna avvolto da un caldo e carico “ultimo applauso”.

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