Stile sotto il sole. Leggende e icone dell’eyewear

Con l’arrivo della bella stagione gli occhiali da sole tornano ad essere oggetti del desiderio. Vogliamo celebrare questi insostituibili alleati attraverso cinque modelli simbolo del fashion design.

Provate a immaginare Holly Golightly senza i grandi occhiali neri, o la Lolita di Kubrick senza la maliziosa montatura a forma di cuore. Togliete al pilota Maverick le lenti a goccia. Un’allure innegabile, quella degli occhiali da sole. Che si fa ancora più forte quando parliamo di quei modelli che hanno fatto la storia, mutando il gusto e rimanendo pietre miliari della moda.

Ray-Ban Aviator

Più che un occhiale, un fenomeno di costume. Tanto celebre quanto imitato. Citarlo per primo può sembrare banale, ma vuole essere un doveroso omaggio al modello più famoso di sempre. Nasce nel 1936, le lenti dall’inconfondibile tonalità grigio-verde a proteggere gli occhi dei piloti a stelle e strisce. Declinato in una miriade di colori e grandezze, anche se per gli aficionados il preferito rimane il classico con montatura oro, meglio ancora se con l’asta a riccio che va a curvarsi dietro l’orecchio.

Memorabile la versione “Shooter”, con il mirino centrale: leggenda vuole che servisse per appoggiare la sigaretta. Born in the USA, trova la sua seconda giovinezza nei primi anni Zero, stavolta con la firma dell’italiana Luxottica. Ma resta comunque un simbolo imperituro dell’American Dream; una goccia di mito sugli occhi di tutti, e non solo dei Top Gun.

Persol 649

Tre cifre per una leggenda. L’occhiale dei divi, da Steve McQueen al nostro Marcello Mastroianni, nato però per i tranvieri di Torino. Una forma particolarissima, con la montatura che sposa sapientemente celluloide (possibilmente nella versione tartaruga) e dettagli in metallo. Un successo lungo mezzo secolo.

Antenato dei più moderni occhiali “a mascherina”, sportivo ma intrinsecamente elegante, come solo certe spider sanno essere. Una miscela esplosiva di fascino e grinta, che gli intenditori scelgono nel formato pieghevole, il modello folding 714. A discapito del nome dal suono internazionale, da sempre orgogliosamente italiani. Con tutta la classe del DNA tricolore.

Dior 2250

Belli, bellissimi. Un’icona d’antan, medaglia d’oro dello stile “da Diva“. Chi lavora nel settore lo sa: al primo sguardo le clienti citano divertite Sandra Mondaini e Sophia Loren, grandi ambasciatrici del modello. Al secondo sguardo, è amore. Esagerati ma elegantissimi, in pieno stile Dior: da sempre la maison che più ha saputo osare nell’eyewear, spianando la strada alle altre case di moda. Un occhiale che ha segnato in modo indelebile il gusto.

Senza il 2250 non avremmo forse avuto le superbe collezioni di Tom Ford, oggi firma di punta del settore, grazie a modelli da vera femme fatale come il vendutissimo “Whitney”. Senza il 2250, mix sapiente di dettagli raffinati e grandezze fuori misura, non avremmo avuto, molti lustri dopo, il celeberrimo “Butterfly” di Prada.  Simbolo indiscusso dell’età d’oro della femminilità, fatta anche di montature colorate con meravigliose lenti fumé, che rendono belle senza bisogno del make up. Cercateli nei cassetti, di casa o dei negozi vintage. Come loro nessuno mai.

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Ray-Ban Wayfarer

Non solo Blues Brothers. Sebbene nell’immaginario comune questo modello dallo stile pulito sia indissolubilmente legato a John Belushi e Dan Aykroyd,  i Wayfarer sono stati amati trasversalmente, da JFK alle rockstar contemporanee. Negli anni si sono succedute decine di decorazioni, dal madreperla a quelle con i cerchi olimpici. Nati sotto il segno del più rigido monocromo, si sono rinnovati nelle più svariate tonalità, diventando un simbolo sbarazzino e divertente.

Accessorio cult della scena indie, anche e soprattutto nella versione da vista: per miopi, ma più sovente per fashion addicted. Una diffusione fenomenale, grazie anche al prezzo più contenuto della media, in pieno stile Ray-Ban. Economici, ma mai cheap.

Gli occhiali rotondi di Giorgio Armani

Non un solo modello, ma piuttosto uno stile. Anzi, una parola: semplicità. Re Giorgio declina la sua filosofia di splendido  understatement in una forma che lascia il segno. Occhiali rotondi e pulitissimi: indubbiamente difficili da portare, ma capaci di rendere unico il più basico degli outfit. Assieme alle giacche destrutturate, uno dei segni più caratteristici del grande maestro dello stile italiano.

Less is more, come si suol dire. Un eterno ritorno, l’ultimo proprio in questi anni, nel sole come nella vista, dove la sigla GA si contende i favori del pubblico con i particolarissimi celluloidi targati Web. O si amano o si odiano, ma certo non passano inosservati.

“Cè chi si mette degli occhiali da sole per avere più carisma e sintomatico mistero” canta Battiato. Certo è che questo accessorio,  oltre a proteggere la vista dalle insidie di un sole sempre più dannoso, dona a chi lo indossa un irrinunciabile tocco in più. Ieri, oggi, domani.

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