Daniele Davitti: di arte, di sogni, di moda

Daniele Davitti, classe 1986, fiorentino. Il tipo d’artista che fa comparire nel giardino dell’Orticoltura una dama riccamente abbigliata come nell’Ottocento francese.

Un ventiseienne che dopo il Polimoda (dove adesso insegna) si avventura in Giappone per tornare con un master in fashion design e fashion illustration. Un designer che si sente un artigiano, un po’ per DNA familiare, un po’ per la passione che lo porta a miscelare grafica, pittura, illustrazione e moda.

Il lavoro di Daniele racconta molto di lui, dei suoi studi e delle sue ispirazioni, che spaziano dal leggendario sarto Paul Poiret all’arte di Mariano Fortuny, dal genio di Picasso allo stile di Tom Ford. Influenze chiare nelle sue opere, popolate di creature orientali e di sontuosi abiti.

E allora facciamo un passo indietro, anzi in avanti. Torniamo a questa figura misteriosa che è apparsa nella loggetta del Giardino dell’Orticoltura durante il mese di Settembre.

È un’installazione dedicata alle passioni e alle ambizioni, con un titolo che da solo vale come manifesto: Traumarbeit, ovvero il sognare, visto nella sua carica simbolica.

È un esempio della sospensione del tempo che Daniele sa creare, guardando al futuro ma mettendo nel blocco, tra uno schizzo e l’altro, anche la sapienza di un’arte che affonda le radici molto lontano.

Sospeso, dunque, eppure ben ancorato a una visione della moda come lingua franca della creatività. Mezzo e fine, ma soprattutto sogno.

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