Il Design italiano in 7 oggetti da amare (Vol. II)

Proseguiamo con la seconda ed ultima parte del nostro, seppur parziale, elenco dei pezzi più emozionanti del design italiano.

Avevamo iniziato con questa lista di alcuni degli oggetti più belli ed evocativi del design italiano. Oggi continuiamo in questa ricerca.

Lampada Arco

1962 Achille e Giacomo Castiglioni per Flos

Un oggetto geniale e quindi semplice. 65 kg di marmo sono la base che sostiene il lungo e flessuoso braccio che si protrae nel vuoto, a sostenere una cupola in alluminio lucidato che concentra la luce dove serve. Non è più necessario avere lampadari appesi al soffitto in punti predefiniti per illuminare un tavolo od un divano. Svincolando il punto luce i fratelli Castiglioni liberano la creatività permettendo di spostare gli arredi infinite volte.

Divano Bocca

1970 Studio65

Un divano nato su richiesta di una cliente privata e solo successivamente divenuto un’icona pop. Lo Studio65 di Torino si ispirò ad un quadro di Salvador Dalì che rappresentava le labbra di Mae West come un divanetto. Nel loro immaginario queste divennero invece le labbra della eterna Marylin, e questo fu anche il primo nome del divano – oltre che il nome della lungimirante cliente. L’azienda Gufram, che ancora oggi lo produce, acquistò il progetto e lo lanciò nel mondo, complice la rivista Vogue che lo pubblicò.

Poltrona Joe

1971 De Pas, D’Urbino e Lomazzi per Poltronova

 

Già ne parlammo su queste pagine. Un enorme guanto da baseball, omaggio alla stella di questo sport Joe Di Maggio. Non solo design ma simbolo della lungimiranza e della creatività di una delle maggiori aziende del settore, la toscana Poltronova, nata e sviluppatasi fra Prato e Pistoia. Una azienda che, come molte altre in questo settore, ha saputo coniugare un “saper fare” artigiano con la produzione industriale.

Anna G. Cavatappi

1994 Alessandro Mendini per Officina Alessi

Spesso quello che viene chiamato “design” è in realtà un re-styling ovvero una rilettura stilistica di oggetti esistenti per adattarli alle nuove tendenze estetiche o alle nuove tecnologie di produzione. Quello che Mendini è riuscito a fare con il comunissimo cavatappi va però oltre il semplice aggiornamento stilistico: rappresenta la capacità di osare e di intervenire in settori della produzione industriale tradizionale, come quello degli accessori per il vino, senza timore reverenziale, apportando un valore aggiunto fatto di contemporaneità.

Campari Soda

1932 Fortunato Depero per Campari

La famosa bottiglietta, o “flacone” come lo chiamavano in origine, del Camparino nasce dalla matita di  Fortunato Depero, uno dei maggiori artisti italiani del Futurismo. Per i futuristi il rapporto fra arte e industria è uno dei temi fondamentali e questo piccolo oggetto, divenuto simbolo stesso del suo contenuto e dell’azienda che lo produce da allora, ne è il risultato. Nel 2002 il designer Raffaele Celentano, per Ingo Maurer, trasformò la celebre bottiglietta addirittura in un paraluce per una lampada da soffitto, quella che vedete nell’immagine di apertura.

Fiat 500

1957 Dante Giacosa per Fiat

Il Cinquino. Chi non ha mai visto giapponesi o americani fermarsi per strada e con sguardo incredulo fotografare questa auto? Un progetto spartano ed essenziale che poco ha a che vedere con la versione contemporanea. Quella era un auto costruita su misura per gli operai ed i lavoratori, dal costo – di acquisto e di manutenzione – minimo ed accessibile. Chi oggi ha una certa età, quando la vede non può fare a meno di ripensare alla difficoltà logistiche dei primi approcci amorosi (spazi minimi e i sedili non reclinabili) o all’abilità ormai persa della famosa “doppietta” per evitare che il cambio grattasse.
Insomma meglio di una madeleine di proustiana memoria.

Ducati Monster

1992 Miguel Galluzzi per Ducati

Presentato il prototipo nel ’92 e messo in produzione nel ’93, il Ducati Monster cambia completamente il panorama delle moto stradali divenendo in breve l’icona di riferimento per buona parte del mercato e del gusto motociclistico dei successivi 20 anni. La Monster è la prima “Naked pensata come tale, una moto priva di ogni orpello, spogliata di carenature, borse, scudi. Una moto potente ma anche estremamente leggera, agile e facile da guidare, tanto che diviene la moto più desiderata ed usata dalle donne. Il tutto condito dal caratteristico suono desmodromico tipico delle Ducati.

 

(foto del titolo: Lampada Campari, Raffaele Celentano per Ingo Maurer, 2002)

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