Il tempo è un bastardo, ma non è ancora scaduto

Il tempo è un bastardo è il titolo del romanzo di Jennifer Egan vincitore del Premio Pulitzer 2011 per la narrativa.

Un po’ Wallace, un po’ Proust, un po’ I Soprano.
Voto: 8.5

David Foster Wallace è vivo, è femmina, si chiama Jennifer Egan e ha vinto l’ultimo Pulitzer con Il tempo è un bastardo, traduzione con tanto si parolina colorita di A visit from the goon squad, che in italiano sarebbe qualcosa del tipo Una visita da parte del tirapiedi.
Il tirapiedi in questione è appunto il tempo, da qui la traduzione per niente metaforica del titolo.

Per Jennifer Egan, scrittrice statunitense e collaboratrice del New York Times Magazine, il tempo è un sicario che ci sta alle calcagna, e quando ci voltiamo a guardarlo, piegando la testa all’indietro come fanno i personaggi del libro, sentiamo un groppo alla gola e respiriamo a fatica.

Ma la Egan sembra non aver paura del tempo-sicario, e lo strapazza stiracchiandolo e tagliuzzandolo in questo collage di scene di vita assurde quanto possibili, narrate in prima, in terza e anche in seconda persona.

Jennifer Egan, autrice del romanzo

La storia

Ogni capitolo è dedicato ad un episodio notevole della vita di un personaggio.

Ogni personaggio è legato all’altro da un ricamo intricato che ora proveremo a sciogliere in un singolo, lunghissimo periodo tramite una funambolica operazione di spoileraggio parziale.

Sasha è cleptomane, ha una vasca da bagno in salotto e fa l’assistente per Bennie, un ex-punk ora produttore musicale che assume scaglie d’oro per riattivare la libido e che ha avuto come mentore un rocker appassionato di sbarbine come Lou, per poi sposarsi e divorziare da Stephanie, sorella di Jules, ex-giornalista che un bel giorno tenta uno stupro impacciato ai danni di una giovane promessa del cinema chiamata Kitty, giovane fanciulla troppo sincera per rimanere una star tanto da finire per diventare collaboratrice di Dolly, curatrice di immagine per dittatori sanguinari con una figlia molto risoluta al seguito che si chiama Lulu, la quale, molto tempo e qualche pagina dopo, diventerà l’assistente di Bennie (l’ex-punk) dal momento che Sasha (la cleptomane) è stata licenziata e ora vive con il marito Drew nel deserto e ha due figli, una femmina che scrive il suo diario in forma di slides Power Point e un maschio autistico e fanatico di pause di canzoni rock, quel genere glorioso che è morto a causa dell’asettica perfezione dell’elettronica, che sembra aver ammazzato tutta la spontaneità selvaggia della chitarra-suonata-per-davvero fino a quando non assistiamo al memorabile concerto di chiusura di Scotty, vecchio front-man del gruppo di Bennie passato temporaneamente alla pesca sull’Hudson ma che ora è riuscito a far incidere il suo nome sul disco della storia grazie ad un evento organizzato dallo stesso Bennie tramite il passaparola messo in piedi da tale Alex, personaggio che tra l’altro all’inizio del libro si era portato a letto Sasha, ma una volta sola.

David Foster Wallace resuscitato e ucciso

Prendete fiato, dimenticatevi tutto e andatevi a comprare questo libro, che sono soldi ben spesi.

In primo luogo perchè la voce androgina della Egan sembra riportare in vita Wallace, con i suoi personaggi grotteschi sopraffatti dalle paranoie e con qualche scimmiottamento esplicito – le note a piè di pagina più lunghe del testo stesso (vedi Infinite Jest e altri) e le immagini del deserto (vedi La Scopa del Sistema).

In secondo luogo perchè, dopo aver temporaneamente resuscitato Wallace, lo uccide definitivamente, dando un colpo di coda a tutta l’ansia esistenziale post-moderna: i personaggi della scrittrice sono sì maestri nell’arte disciplinata del fallimento, ma non si arrendono, e alla fine riescono a strappare alla sorte il loro giorno di gloria warholiano.

Un ibrido tra La Recherche e I Soprano

Come ha affermato l’autrice stessa il libro è un ibrido tra La Recherche – unica oltre a Proust ad averla letta tutta – e la serie TV I Soprano – divorata da qualche milione di persone.
Più di un secolo di cultura (e di forme narrative) sintetizzato in 391 pagine.

I nostri figli a scuola studieranno libri come questo.
È una buona ragione per generarne quanti più possibile (libri come questo, si intende, per i figli fate un po’ voi).

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