Il bambino indaco ha bisogno di proteine

Il bambino indaco è la storia di una madre che impedisce al proprio figlio di nutrirsi.
Il nuovo romanzo pugno allo stomaco – e a tutto l’apparato digerente – di Marco Franzoso.

Voto: 7.5

Il bambino indaco, nuovo romanzo di Marco Franzoso, si legge in un unico respiro lungo 132 pagine.
Non si riesce proprio a buttar fuori il fiato nonostante si sappia fin dal primo capitolo che la vicenda finirà con un cadavere femminile di trentotto chili in casa, e un marito meno sconvolto del normale alla vista della moglie morta.
Lo consigliamo a tutti i campioni di apnea da lettura.

La Trama

Una storia d’amore tardiva e un matrimonio partito bene. Poi nasce il bambino e inizia la depressione post-parto. La madre, vegetariana, diventa fanatica di teorie pseudoscientifiche sui bambini indaco, figli con poteri soprannaturali come le è stato “diagnosticato” essere il suo.
La donna modifica – purifica, secondo lei – la propria alimentazione e quella del figlio. Perde peso, allatta senza latte, il bambino non cresce. Le cose non potranno far altro che peggiorare per l’instabile triangolo familiare.

 

Marco Franzoso, autore del romanzo

L’arte del vero contro la sub-cultura New Age

Il libro tocca temi delicati come la maternità e i problemi alimentari. Ci ricorda che ci sono stupidaggini mistiche di una certa sub-cultura New Age che sembrano innocue, ma possono fagocitare la mente di chi ha bisogno di qualcosa di magico in cui credere.

E’ una storia che suscita l’attrazione tipica dei fatti di cronaca della porta accanto, e porta alla luce quelle brecce nell’intelletto che rischiano di diventare voragini quando la vita raggiunge temperature elevate (questa associazione “vita-temperature elevate” è stata copiata direttamente da una frase del libro, mentre il concetto delle “brecce nell’intelletto” è riadattato dalla quarta di copertina. Ci parevano due cose azzeccate. La cosa dei fatti di cronaca invece è originale. Scusate l’intermezzo di meta-recensione, ma ci sembrava dovuto dare a Cesare le cose sue).

Ritornando a noi: la narrazione è perfetta, penetrante, con poche decorazioni ma buone. Franzoso (Westwood dee-jay, Tu non sai cos’è l’amore, …) ha una capacità naturale di raccontarci l’essenziale, degno erede di quel sentimento tutto italiano – da Rossellini a De André – che si è dimostrato capace di testimoniare le possibili miserie della vita per come si manifestano, senza far viaggiare la fantasia troppo fuori dai confini del reale.

Un libro nato per il cinema

C’è da dire che Il bambino indaco è un romanzo che sembra nato per diventare un film strappalacrime, quindi affrettatevi a leggerlo prima che qualche regista senza scrupoli compri i diritti e ve lo rovini con una trasposizione su pellicola.
Sì, ci si commuove anche leggendo il libro, ma è un pianto più sano di quello da cinema, ti dà il tempo di riflettere.

Tra l’altro, se siete incuriositi, il primo capitolo lo potete anche scaricare gratuitamente dal sito di Einaudi tramite il link qui sotto:

Il bambino indaco – Primo capitolo

E qui invece trovate un’intervista all’autore:

Intervista Marco Franzoso

Buona lettura.

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