Firenze enigmatica. La città che non conoscete- Vol. III

Dopo la prima e seconda parte, ecco il terzo articolo sui segreti di Firenze.

Il bovino sul Duomo

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Sul lato sinistro del Duomo, all’altezza di via Ricasoli, guardando in alto è possibile scorgere una testa di bovino appoggiata su un capitello. La spiegazione di questo “intruso” può essere ricondotta ad un tributo che i costruttori vollero fare agli animali da traino che vennero impiegati durante la costruzione. Secondo una divertente leggenda però la testa venne posizionata in quel punto per ben altri motivi.

Pare che durante la costruzione del Duomo un mastro carpentiere avesse una relazione con la moglie di un bottegaio della zona. Scoperto l’adulterio, il marito sporse denuncia presso il tribunale ecclesiastico che condannò il carpentiere a cessare immediatamente la relazione con la donna.

Il carpentiere, per vendicarsi, posò quindi la testa del toro in modo che le corna puntassero in direzione della bottega del marito tradito, con lo scopo di ricordare quotidianamente all’uomo il misfatto della moglie.

La cupola di Brunelleschi, un’opera mai finita

Rimanendo al Duomo e volgendo la nostra attenzione verso la cupola, osservando la parte superiore del tamburo – quella che collega il perimetro inferiore della cupola alla struttura su cui posa- è difficile non notare che sembra ci siano dei pezzi mancanti ed in effetti così è. Quella parte di cupola infatti non è mai stata finita.

All’inizio del Cinquecento furono presentati vari progetti per il completamento del tamburo e venne scelto quello di Baccio d’Agnolo, che nel 1515 terminò il primo degli otto lati.

Sembra tuttavia che a molti fiorentini non piacque il lavoro da lui svolto ed in particolare non venne gradito da Michelangelo, il quale arrivò a definirla “una gabbia per grilli”. I lavori vennero pertanto interrotti e mai ripresi ed è per questo motivo che la Cupola rimane tutt’ora incompiuta.

Il diavolo in via de’ Vecchietti

Passeggiando in via de’ Vecchietti angolo via Strozzi, forse non vi siete mai accorti che aggrappato all’angolo di un palazzo c’è un diavoletto, di cui vi avevamo parlato anche in un altro articolo. Questa statuetta rappresenta un porta bandiera dalle sembianze inquietanti e dalla storia intrigante.

Sembra che nel 1245, durante una predica di Pietro da Verona, successivamente noto come San Pietro Martire, un cavallo nero si imbizzarrì in mezzo alla folla ed il Santo, facendo un grande segno della Croce in aria, riuscì a metterlo in fuga.

Il cavallo andandosene lasciò dietro di sè odore di zolfo, questo fece pensare a tutti che il cavallo in realtà fosse stato il diavolo. Pare che il diavoletto in questione (in realtà un satiro), opera del Giambologna, venne posizionato proprio lì in memoria di questo strano evento. Questo episodio è raffigurato persino sulla facciata della Loggia del Bigallo in piazza del Duomo.

San Pietro Martire, il fondatore della Misericordia

La Colonna della Croce al Trebbio, eretta nel 1338 e situata tra via delle Belle Donne e via del Moro, presenta una forma circolare con una piccola tettoia in alto, sotto la quale si trova una croce ed un’immagine di San Pietro Martire, circondata dai simboli degli Evangelisti.

Anche se non ci sono documentazioni precise in merito, pare che la colonna sia stata eretta per commemorare le vittorie delle milizie inquisitorie di San Pietro Martire.

San Pietro Martire fu il fondatore della Venerabile Arciconfraternita della Misericordia di Firenze, che come tutti sanno è un’ associazione di volontariato per il trasporto di malati, servizio di pronto intervento e ambulatori. Questa associazione nata nel 1244 ed è quindi la più antica istituzione privata di volontariato esistente al Mondo.

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