W.E. – Edward e Wallis. Seconda prova di regia per Madonna

Presentato fuori concorso alla 68ª Mostra Internazionale del cinema di Venezia, la storia d’amore di Edward e Wallis ha suscitato pareri discordanti.

La trama

Wally Winthrop (Abbie Cornish), donna ricca e annoiata di New York, ha rinunciato alla sua carriera per dedicarsi al marito William (Richard Coyle) e al desiderio di maternità. I continui tradimenti e violenze dell’uomo portano il matrimonio alla rottura e l’agognata felicità diventa solo un ricordo.

Wally riversa tutti i suoi sogni nella figura dell’americana Wallis Simpson (Andrea Riseborough), ripercorrendone l’incredibile storia attraverso dei cimeli esposti in un museo.

L’ossessione della protagonista nei confronti della ribelle Wallis, per la quale Edoardo VIII (James D’Arcy) ha rinunciato al trono d’Inghilterra, le farà cambiare il destino della sua vita.

La storia d’amore che sconvolse l’Inghilterra

W.E. è un melodramma raffinato, costellato di pregi e difetti. A quattro anni da Sacro e profano, Madonna non demorde e ritorna dietro la macchina da presa, raccontando la scandalosa storia d’amore tra la divorziata Wallis Simpson ed Edoardo VIII, che rinunciò nel 1936 al trono per amore.

Figura che abbiamo già visto, seppur marginalmente, in Il discorso del re (2010) di Tom Hooper che si sofferma invece su Giorgio VI, il fratello balbuziente e futuro re d’Inghilterra.

La controversa storia d’amore degli anni trenta s’intreccia con quella moderna e sofferente di Wally. L’ambizioso film si propone anche come il ritratto di due donne forti, accomunate dal desiderio di cambiare vita per seguire il proprio cuore, rinunciando alla privacy e alla dignità.

La tristezza a specchio, riflessa in alcune inquadrature, ci rimanda da una protagonista all’altra, a tal punto da incontrarsi in immaginari inconsueti.

Madonna ha espresso una nuova chiave di lettura sulla personalità antiborghese di Wallis Simpson, una donna vilipesa e screditata, che ha avuto il coraggio di sfidare le convenzioni sociali e lottare per la felicità.

La cantante scava nell’animo dei protagonisti, ma non riesce in maniera approfondita. Una visione tutta al femminile di un amore osteggiato e denigrato.

Una messinscena meticolosa e personale: fotografia riuscita, colonna sonora intensa e ricostruzione storica perfetta. La regia abusa eccessivamente di vezzi autoriali, come i dettagli stilisticamente eleganti che ricordano A single Man, le sequenze in slow motion di Wong Kar-way, in cui i personaggi sono seguiti dalla macchina da presa e accompagnati da una musica struggente.

Il montaggio non anestetizza lo spettatore, anche se nella seconda parte del film si accusa una certa lentezza narrativa. Un montaggio ellittico che alterna le due storie parallele, risultando in alcuni punti confusionario per i salti in avanti e indietro nel tempo.

Madonna parte da inquadrature su particolari, come una parte del volto e oggetti di scena, per poi far scorrere la macchina da presa sul corpo degli attori. Panoramiche, carrellate e dolly per spettacolarizzare il sentimento della vicenda storica, mentre la storia moderna è stata diretta e raccontata come una fiction inespressiva.

Il film non trasmette pathos ed emozioni, nonostante la storia affascinante. Gli attori Andrea Riseborough e James D’Arcy sono all’altezza dei personaggi, a differenza di Abbie Cornish che assume un’espressione inebetita per buona parte del film.

“Credi che possiamo cambiare il nostro destino? Credo che tu conosca la risposta”

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