Un ricordo di Mario Monicelli attraverso i suoi film

Ad un anno dalla sua scomparsa ricordiamo uno dei più grandi personaggi della nostra storia contemporanea.

Il 29 novembre del 2010 Mario Monicelli si lancia dalla finestra della sua stanza d’ospedale.
Ha 95 anni e un tumore in fase terminale.
Sceglie di morire così come ha vissuto gli anni della vecchiaia: lucido e indipendente.

Quando se n’è andato Monicelli aveva poco tempo davanti a sé, ma un ricco e prezioso bagaglio di ricordi sulle spalle. Il regista viareggino (dai natali capitolini) è venuto al mondo in piena ‘grande guerra’, i suoi occhi hanno visto l’Italia del ventennio gonfiarsi e crollare con il secondo conflitto mondiale, al quale saggiamente evitò di partecipare in prima persona. Ed è proprio nel dopoguerra che la sua attività di regista prende definitivamente il via, per fermarsi soltanto a pochi mesi dalla scomparsa.

Monicelli è stato, a livello professionale, estremamente prolifico. Sarebbe impossibile citare qui tutte le sue pellicole, ma è proprio attraverso alcuni dei suoi film più significativi che vogliamo ricordarlo, opere senza tempo, che si sono fatte strada attraverso tante generazioni di italiani e che, ne siamo certi, troveranno il loro posto nel cuore di quelli che verranno.

1958 – I soliti ignoti e la Commedia all’italiana

Non è solo un film, è un’opera magistrale. Con I soliti ignoti nasce la cosiddetta Commedia all’italiana, in cui le macchiette si fanno umane.
Umano è il Totò che sul tetto insegna il mestiere alle nuove generazioni, piuttosto lontano dalle smorfie e dalla sua buffa (e unica) mimica corporea. Umano è Gassman nei panni del Pantera, un pugile fallito che fa la ‘pecora’ (capro espiatorio) per raccattare qualche soldo.

Tanto esilaranti quanto normali gli altri personaggi: dal vorace (e grandioso) Capannelle al geloso Ferribotte, versione grottesca e piuttosto innocua dello stereotipo del siciliano.
Tragicomica la situazione di Tiberio (Mastroianni), padre di famiglia che la sera del colpo affida il figlio alla moglie carcerata.
Il tutto sullo sfondo di una poetica Roma popolare presissima dal mestiere di tirare a campare.

1959 – La grande guerra

Ad un anno di distanza da I soliti ignoti Monicelli sforna un altro capolavoro.
Sordi e Gassman sono due sempliciotti mandati al fronte durante la prima guerra mondiale.
Il romano Jacovacci fa buon viso a cattivo gioco, mimando un sottile e poco credibile patriottismo che contraddice puntualmente con le sue azioni, mentre il lombardo Busacca per giustificare il suo opportunismo si nasconde dietro gli scritti di Bakunin.

I due fanno di tutto per sopravvivere ed evitare le battaglie, riuscendoci quasi sempre, ma non c’è alcuna infamia nei loro gesti: in un conflitto folle e crudele come la guerra del 14-18 il vero eroe è colui che si nasconde, che scappa, che rifiuta l’idea che gli esseri umani debbano per qualsiasi motivo correre verso la mitragliatrice.

Paradossalmente moriranno da ‘eroi’ in senso canonico, rifiutandosi coraggiosamente di rivelare informazioni al nemico e facendo vincere la battaglia del Piave ai loro compagni, ma le circostanze non permetteranno a nessuno di saperlo.
Perché nella guerra non c’è mai gloria per l’uomo comune.

1966 – L’armata Brancaleone

In una strampalata Italia dell’XI secolo Brancaleone da Norcia, nobile squattrinato ed eccezionale favellatore, si mette a capo di un gruppo di straccioni alla conquista di un feudo.
La trama andrà avanti in modo ariostesco, tra selve, fanciulle, battaglie contro i saraceni, personaggi che si perdono e altri ritrovati.

C’è veramente poco da dire e tanto da vedere, si ride senza sosta.
Il protagonista è un po’ Don Chisciotte e un po’ Sancho Panza, il suo ‘manipolo di eroi’ è più sfasciato dei fragili ponti che si incontrano durante la storia, più pericolosi della peste o delle frecce.

Incredibilmente divertente il linguaggio utilizzato, un misto di volgare ed italiano libresco che, mi sia concesso, fa letteralmente scompisciare.

http://youtu.be/_SmxAJbeu84

1975 – Amici Miei

Firenze, cinque amici, la noia e l’età che avanza.
Cinque quarantacinquenni rimasti bambini, che si rifiutano di crescere e affrontare la vita di petto, tenendo ben lontana la maturità con le loro zingarate.

Mascetti, elegante nobile decaduto, che merita uno o due Nobel per aver inventato la supercazzola. Necchi, del bar Necchi.
Melandri, un borghese normalissimo, che però confonde i sogni con la vita vera. Il dottor Sassaroli, carne ossa e cinismo.
E per concludere il Perozzi, il personaggio che più di ogni altro incarna la figura del disincantato, di chi vive alla giornata.

Si ride tanto, si ride spesso amaramente e i personaggi si amano e si odiano.
Perché il Mascetti è un padre di famiglia ipocrita, il Necchi trova nelle zingarate la fuga da un ricordo terribile, il Melandri scoprirà per opera di un gelido Sassaroli che i sogni spesso è meglio che rimangano tali.
Non c’è lieto fine, il Perozzi, egoista nella sua immaturità, muore a causa della sua pigrizia e del suo lassismo nel gestire la propria salute.

1981 – Il marchese del Grillo

Roma, inizio del XIX secolo. Il marchese Onofrio del Grillo vive la sua vita tra bische e osterie, ridendo, scherzando e maldicendo dalla sua posizione altolocata tutto quello che non gli piace, in barba all’indignazione che questa condotta provoca nella sua famiglia.

Alberto Sordi è enorme. Passa dal ruolo del marchese a quello di Gasperino il carbonaio dimostrando ancora una volta (come se ce ne fosse stato bisogno) la sua maestria.

Il marchese è sornione, borioso e menefreghista, ma non si può non amarlo per quel suo modo istrionico di mettere alla berlina tutto e tutti, compresa l’aristocrazia e i suoi vezzi. Anche il povero Gasperino ha il suo momento di gloria quando, grazie alla sua grande professionalità di carbonaio, scopre le magagne del contabile di palazzo e lo licenzia. C’è solo una cosa di cui Gasperino si intende più del carbone, il vino.

Una pellicola brillante, un film-cult che sancisce il tramonto della Commedia all’italiana e celebra appieno la grandezza di un attore insostituibile.

http://youtu.be/uahU5m6Hvj4

 

 

 

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