Intervista a Silvio Bandinelli, regista fiorentino di film (social) hard

Sigmund Freud ci aveva visto lungo quando nei primi del ‘900 teorizzò che l’uomo fosse mosso da desideri e pulsioni sessuali. Silvio Bandinelli, regista di film hard fiorentino, ha trasformato il sesso in un lavoro.

Qual è stato il tuo percorso formativo? 

Studi universitari, laurea in Storia del cinema. Poi una prima vita come pubblicitario: regista di spot e ideatore di campagne. Ho avuto anche una casa editrice che lavorava in sinergia con miei clienti del settore giocattolo. Un’editoria rivolta ai bambini.

Come sei approdato al porno?

Ho conosciuto i produttori cinematografici di Moana Pozzi  e Cicciolina, nonché il mitico Riccardo Schicchi. Siamo diventati amici, ho iniziato a dirigere e co-produrre film hard, conservando l’altra vita da pubblicitario e firmando con uno pseudonimo i miei film.

La schizofrenia non ha retto e ho scelto il margine, la libertà, il porno. E’ diventato il mio lavoro, con l’azienda Showtime. Da lì Silvio Bandinelli è diventato ufficialmente un regista porno.

Che ruolo ha l’attualità politica nei tuoi film?

Diciamo che una volta sceso in campo definitivamente ho deciso di connotare il mio transito nel cinema porno attraverso una operazione anche di linguaggio: ossia quello di immettere temi alti, colti, nel corpo (de)generato del cinema hard.

Mi sono divertito e ho parlato con il film “Mamma” di resistenza e fascismo (sono stato pure invitato alla Casa della Cultura di Milano), poi “Anni di piombo”, mentre in  “Abuso di Potere” mi sono ispirato dalla vicenda di Cesare Previti …

Nel 2009 hai deciso di lasciare l’Italia per la Spagna. Come mai?

Perchè l’Italia è un paese senza futuro, maltrattato da noi italiani che col nostro paese siamo dei gran cialtroni, spesso anche dei vili. In più l’applicazione della pornotax avrebbe portato la mia azienda a pagare in tasse il 75% degli utili, roba da lobotomizzati.

Quando i miei due figli più grandi hanno deciso di andare a Londra per proseguire gli studi universitari, sono andato a vivere in una piccola isola delle Baleari, l’ultimo paradiso del mediterraneo, Formentera. Lì, insieme a mia moglie Monica Timperi, Viviana Carlet e Carlo Migotto del Lago Film Fest, abbiamo organizzato il Formentera Film, festival internazionale di corti, documentari e video arte. Nulla di porno, of course.

Pensi che il sesso sia un’arma di potere?

E’ sempre stata così, sempre. Lo è intimamente, già in un normale e sereno rapporto di coppia se ne possono intravedere i germi.

Come vedi la situazione sociale in Italia?

L’Italia è in una situazione più che drammatica: non funziona la giustizia, la scuola, gli asili nido, la sanità sempre peggio e off-limits in certe zone del Sud. Il nostro è un paese corrotto sino al midollo, è il paese dove tutto è truccato. Un paese di corporazioni, senza ricambio sociale e generazionale.

Mai dimenticare inoltre che la metà del Paese è controllato economicamente dalla criminalità organizzata e la nostra classe politica, tutta, è complice del peggio. Sperare in un cambiamento dall’interno del sistema è una sciocchezza, un inutile democratismo. I partiti, vere e proprie oligarchie, dovrebbero sbarazzarsi di loro stessi.

Torneresti indietro?

Assolutamente no.

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