John Wayne, l’ultimo grande cowboy

Omaggio ad uno straordinario interprete della Grande Hollywood, simbolo altrettanto gigantesco del filone western. Da oltre cento anni.

Il 26 maggio del 1907 venne registrato all’anagrafe come Marion Michael Morrison. Difficile associare questo nome da ragazzina a John Wayne, l’emblema più limpido e immediato dello spirito virile della frontiera americana.

Un monumento ancora oggi inossidabile, scolpito nel cuoio e nella pietra del selvaggio West. Dove “se la leggenda diventa realtà, vince la leggenda“.

Ci vollero oltre settanta pellicole di serie B prima di assistere al suo ingresso nel grande cinema. Un debutto reso possibile da John Ford, amico leale e vero mentore del vecchio Wayne, che nel 1939 lo diresse nel film Ombre Rosse. Un’entrata in scena a dir poco folgorante, autentico presagio di quella che sarà una carriera di proporzioni mastodontiche.

Da qui ha inizio la genesi mitopoietica di John Wayne, il cowboy rude e spesso solitario, con il suo fucile Winchester 73, dal caricatore in ottone sempre così fulgido sotto il sole del deserto.

L’uomo che conquistò Hollywood sparando a Liberty Valance, a cavallo, in mezzo a praterie sterminate, boschi e deserti, canyon e montagne. O ancora sopra una diligenza Wells & Fargo, magari nel cuore di una lunga carovana. Sempre e comunque verso ovest: la frontiera, il grande sogno americano.

Un personaggio forse brusco, spesso conservatore, comunque sempre integerrimo e dai ferrei principi morali. Certo un grandissimo professionista, che è divenuto un’icona monumentale in tutto il mondo.

Il suo epitaffio tombale, scritto nella lingua del suo amato Messico, recita così: “Feo. Fuerte y Formal”. Brutto, forte e gentiluomo. Un burbero dagli occhi di ghiaccio, figlio di un’era mitica ormai tramontata.

John Wayne – La frase celebre:

“Mai fidarsi di un astemio”.

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