Il principe del deserto. Le atmosfere esotiche di Jean-Jacques Annaud

Dal 23 dicembre, dopo quattro anni di silenzio, il regista torna nelle sale con un nuovo film tratto da Paese dalle ombre corte, un romanzo dello scrittore svizzero Hans Ruesch.

Nel cast Antonio Banderas, Tahar Rahim, Mark Strong e Freida Pinto.

La trama

Nel 1923 due sultani s’incontrano l’uno dinanzi all’altro sotto il sole del deserto dell’Arabia, al termine di un’aspra battaglia tra le rispettive tribù.
Il vincitore Nesib, emiro di Hobeika (Antonio Banderas) detta le condizioni di pace al suo rivale Amar, sultano di Salmaah (Mark Strong).
La consegna dei due figli maschi, Saleeh e Auda, come garanzia del rispetto del trattato che prevede che la terra di nessuno, denominata Striscia Gialla, non venga rivendicata.

Nesib (Antonio Banderas)

Amar, saggio e coraggioso, accetta la tregua e si separa dai figli con dignità, consapevole che sarebbero stati al sicuro.
Diversi anni dopo mentre Saleeh, divenuto guerriero, desidera fuggire dalla gabbia dorata per tornare dal padre, Auda dimostra solo sete di conoscenza, ma il destino gli riserva una sorte diversa.

Nesib, accertatosi della presenza del petrolio nella Striscia Gialla, infrange l’accordo per la ricchezza del suo popolo.

Lo sguardo di Annaud sul Medio Oriente

Atmosfere da Mille e una notte, dune del deserto sconfinato, sultani e sceicchi in guerra per l’oro nero.

Per chi desidera evadere un po’ dal clima natalizio, viaggiando verso luoghi senza tempo, questo film dai contorni epici sarà l’ideale.
Paesaggi orientali, celebrati dai poeti del XVIII e XIX secolo e agguerrite battaglie sulle roventi sabbie desertiche riecheggiano il blasonato film Lawrence d’Arabia di David Lean.

Amar (Mark Strong)

Il regista pone lo sguardo sullo scontro tra la modernità e il mondo arabo del XX secolo, fortemente ancorato alla tradizione.
Un Islam tollerante e la sete di denaro della cultura occidentale.

Entrare in contatto con una realtà sommersa e farsi travolgere dalla sua forza è sempre stata l’aspirazione di Jean-Jacques Annaud, ma il tentativo di riportare ai fasti il genere fallisce.
La cornice scenografica e la potenza fotografica non bastano per compensare la prevedibilità della sceneggiatura.

Il regista non restituisce sullo schermo la magia delle pagine del libro e l’enfasi sulle immagini (sui meravigliosi scenari) non consente di caratterizzare i personaggi, privi d’incisività.
La bellezza della messa in scena è curata magistralmente da Jean-Jacques Annaud, che però non sembra fare caso all’eccessiva lentezza della narrazione.

Anche gli attori non riescono a risollevare le sorti del film, direi desertico sul piano dello spessore.
Sono ormai lontani i tempi fulgidi e coraggiosi de L’amante e La guerra del fuoco.

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