Il film ‘Colazione da Tiffany’ spegne 50 candeline

Per il cinquantesimo compleanno della più chiccosa delle fiabe contemporanee la Nexo Digital ci regala una versione completamente restaurata in digitale.

(di Ottavia Sartini e Giulia Fonnesu)

il 4 Novembre  il celebre film diretto da Blake Edwards e interpretato da Audrey Hepburn chiuderà il Festival Internazionale del Film di Roma e il 9 Novembre, solo per un giorno, sarà proiettata nelle sale cinematografiche italiane.

Una colazione perfetta

Ho visto il film per la prima volta che ero una bambina e mi innamorai di quelle atmosfere chic e di Holly Golightly e di quella colazione, scomodissima diciamocelo, di fronte alla vetrina di Tiffany’s con mani impegnate tra bicchierone made in Usa e brioche, e lei fasciata nell’abito nero lungo e stretto. Ma sembrava tutto possibile: la musica di sottofondo, la strada calma e deserta, il taxi. Era tutto perfetto, tutto bizzarro e reale al tempo stesso, così terribilmente chic.

Solo più tardi, crescendo, leggendo e rileggendo il libro dal quale fu tratto il film, scritto da Truman Capote “l’alcolizzato, il tossicomane, l’omosessuale, il genio”… il poeta misogino e maledetto che inventò la figura di questa prostituta contemporanea, capì il vero significato del concetto di “Colazione da Tiffany”: un luogo felice, perfetto, dove sentirsi sicuri e sereni. Una Casa, insomma. Quello che Holly, nel romanzo, non avrà mai.

Un finale molto differente

Un finale caustico che non piacque alla Paramount, che trasformò un romanzo di rottura in una fiaba romantica e sognante, dove tutto finisce bene e i due protagonisti si baciano sotto la pioggia. Sappiate invece che nella storia “vera” Holly prenderà quell’aereo, Paul ne perderà le tracce e il dramma esistenziale della funambolica Holly-Lulamae non si risolverà mai.

Marylin, la vera Holly

Immaginate invece se la Paramount avesse seguito le direttive di Truman Capote…
Fifth Avenue è deserta e colma di un grigio che riempie gli occhi. Si scorge in lontananza una chioma bionda che piano piano si fa sempre più nitida; fianchi generosi che ondeggiano tra l’orgoglio e l’insicurezza vi lasciano qualche dubbio sulla serata appena trascorsa. E’ Marylin Monroe: una matta vera, in bilico tra la frivolezza e la pena.

Audrey: icona d’eleganza

Invece la Paramount scelse Audrey Hepburn che, fasciata in Hubert de Givency, ha dato vita all’idea di eleganza per eccellenza. Un’icona di stile intramontabile, una bellezza senza tempo alla quale ogni donna da 50 anni si ispira.

 

 

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