Film di carta. Le migliori trasposizioni cinematografiche di sempre (Vol. II)

Seconda e ultima parte dedicata ai libri di celluloide che hanno fatto la storia del cinema.

Dopo la prima lista, ecco altri dieci titoli che vantano sceneggiature non originali d’eccezione.

Lolita (1962)

Shelley Winters, Lolita

Adrian Lyne nel 1997 ci ha provato, ma con scarsi risultati: sovrastare la perfezione raggiunta dal sodalizio Kubrick – Nabokov resta un’impresa impossibile. L’insana passione del professor Humbert Humbert per la ninfetta Lolita, suo oscuro oggetto del desiderio, ci ha mostrato l’altra faccia dell’amore, quella fatta di voyeurismo, senso del possesso e autodistruzione. Un film dall’entomologo cinismo, scrive Mereghetti, una caduta infernale sospinta dalle pulsioni più recondite. Il tutto immortalato da una resa stilistica a dir poco sublime. E un Peter Sellers al massimo della forma.

Il padrino (1972)

L’epopea familiare dei Corleonesi di Mario Puzo vista dagli occhi di Francis Ford Coppola, qui alle prese con la sua prima opera importante. La storia di Michael, figlio del boss mafioso Don Vito, che studia da capo per prendere il posto del defunto padre. Vincerà la riluttanza iniziale grazie alla catarsi della violenza. Un best seller amatissimo che diviene un film duro e rigoroso, che guarda all’America contemporanea, strappando la mafia e l’Italia dal loro contesto originario per immergerle nella mitologia popolare. Se non lo avete visto, correte a lavare l’onta. E’ un’offerta che non si può rifiutare.

Il pasto nudo (1991)

Vedere alla voce: “come filmare l’infilmabile”. Una sfida che David Cronenberg raccoglie e porta avanti con successo, un trionfo che potrà essere superato solo quando Lynch riuscirà a realizzare l’ agognata trasposizione de La metamorfosi kafkiana. Le allucinazioni cartacee di William S. Burroughs prendono vita e colore dietro la macchina da presa, in un crescendo rossiniano di puro delirio. In questi fotogrammi il Cronenberg delle origini, un autentico demiurgo di inquietanti e personalissime parabole; un film vischioso, mutante, intrappolato nel più grande di tutti gli incubi: lo sconfinato abisso della mente umana.

Psycho (1960)

Janet Leigh e Anthony Perkins

Anche se Caparezza potrebbe avervi rovinato il finale, Psycho resta il più classico dei film ad alta tensione. Tratto dall’omonimo romanzo di Robert Bloch, la storia raggiunge vertici assoluti grazie alla regia di Alfred Hitchcock e all’inquietante performance di Anthony Perkins. Esempio di pura maestria l’imitatissima scena dell’assassinio nella doccia, che richiese sette giorni di riprese e settanta posizioni di macchina per 45 secondi di violenza allo stato puro. Dopo la visione del capolavoro del maestro del brivido, la permanenza in un motel americano potrebbe non essere più tanto piacevole…

Paura e delirio a Las Vegas (1998)

Benicio Del Toro e Johnny Depp

Tutta la follia del gonzo journalism di Hunter S. Thompson riassunta in 118 minuti di film. Ovvero, le scorribande allucinogene del giornalista Raoul Duke e il suo amico avvocato Dr. Gonzo su una decappottabile Shark lanciata in direzione Las Vegas. Il regista Terry Gilliam crea un road movie psichedelico e surreale, che ricostruisce i toni di un giornalismo fuori dalle regole, difficilmente traducibile nel linguaggio filmico. Gilliam, da vero ex Monty Python, filma con successo questaselvaggia cavalcata nel cuore del sogno americano”, un trip -in tutti i sensi- che assomiglia più ad un giro a vuoto, una lunga amnesia lisergica a base di “molta paura e ben poco disgusto”.

La leggenda del pianista sull’oceano (1998)

Un capolavoro tutto italiano, dove la prosa sublime di Alessandro Baricco e la regia di Giuseppe Tornatore s’incontrano, armonizzandosi dolcemente sulle note del pianista Novecento. Tornatore prende il monologo teatrale dello scrittore torinese e lo trasforma in un kolossal metaforico dal retrogusto letterario. Per raccontare le difficoltà che l’uomo incontra ogni giorno nella strana avventura della vita. D’altronde, “non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla”.

 Shining (1980)

Jack Nicholson e Shelley Duvall

Se Stephen King fosse rimasto per sempre dietro una cattedra, sarebbero stati in molti a Hollywood a chiudere i battenti. Nel 1980 Kubrick, alla ricerca di una storia dal tema gotico, divorò decine e decine di romanzi e romanzetti prima d’imbattersi nel libro dell’allora emergente scrittore, che oggi può vantare un numero di trasposizioni cinematografiche inferiori solo a quelle di William Shakespeare. Quella che nelle mani di altri sarebbe rimasta una storia horror qualunque, si trasformò in una sontuosa fantasia oscura, grazie alle mirabili interpretazioni di Jack Nicholson e Shelly Duvall, ma anche dal fluire della Steadicam -inventata pochi anni prima- di cui il cineasta fa un uso da manuale. Creando dei tortuosi labirinti di follia.

Il Signore degli Anelli (2001-2003)

Gandalf (Ian McKellen)

La più grande saga fantasy di ogni tempo, una storia dal respiro epico a lunga gittata. Il mondo di Tolkien racchiuso nella trilogia cinematografica di Peter Jackson per rivivere le straordinarie avventure della Terra di Mezzo. Un’epopea che parla di amicizia, miti, viaggi e creature incredibili, riproponendo l’atavica -ma sempre vincente- sfida tra il Bene e il Male.

La valle dell’Eden (1955)

Nel 1955 Elia Kazan scopre il colore e il Cinemascope. Li userà entrambi per immortalare l’imponente romanzo di John Steinbeck, ma soprattutto per collocare la figura di James Dean nell’orizzonte del Mito. In un ferito stupore che ricorda quello del giovane Holden, Jimmy interpreta l’edipico e infelice Cal Trask, novello Caino di una valle dell’Eden di biblica memoria. Una vicenda emblematica, un film della Grande Hollywood del tempo che fu, una storia in cui l’arte va in cerca della vita. Per renderla ancora più vera.

Trainspotting (1996)

A riposo Tarantino e sepolto il grunge, la bussola della cultura pop torna a indicare la Gran Bretagna. Il merito è di questo ritratto acido e corrosivo di un gruppo di tossici allo sbando, ma ancora abbastanza furbi -almeno uno di loro- per reintegrarsi nella società borghese che tanto sbeffeggiano. Fuoriuscito dal primo romanzo del geniale Irvine Welsh, Trainspotting è un film controverso, spiazzante, intriso di rock, sequenze visionarie e una potenza narrativa che non teme confronti. Un cult-movie immerso nell’Edimburgo più livida e meno turistica che si possa immaginare, dove Danny Boyle fotografa la visione adrenalinica di una generazione senza ideali. Ma tutto questo cambierà. Per mettere la testa a posto, scegliere la vita. Tirando avanti lontano dai guai, in attesa del giorno in cui morirai.

Le menzioni finali vanno invece a Il giardino delle vergini suicide, Jules e Jim,, Il maratoneta, Mio fratello è figlio unico, Mystic River, Il nome della Rosa, Non è un paese per vecchi, Non ti muovere, Il partigiano Johnny, Il pianista, The reader, Revolutionary road, Rosemary’s baby, Romanzo criminale, Salò o le 120 giornate di Sodoma, Il silenzio degli innocenti, La solitudine dei numeri primi, La storia infinita, Il tè nel deserto, The dreamers, The Hours, Uomini che odiano le donne, La 25° ora e Via col vento.

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