Almanya – La mia famiglia va in Germania

Presentato al Festival di Berlino 2011, il film campione d’incassi in patria sbarca in Italia dal 7 dicembre.

Esordio per la regista di origine turca Yasemin Samdereli, interpretato da Demet Gül, Fahri Yardim e Vedat Erincin.

La trama

Non c’è viaggio senza imprevisti, non c’è famiglia senza ricordi, non c’è sogno senza speranza: Almanya.

Una travolgente commedia che racconta la storia della famiglia Ylmaz, emigrata in Germania dalla Turchia negli anni 60’, ormai giunta alla terza generazione.

Dopo una vita di sacrifici, il patriarca Hüseyin annuncia a tutta la famiglia di aver acquistato una casa in Turchia, ma da ristrutturare insieme. Nonostante lo scetticismo iniziale, la famiglia al completo riparte per la terra d’origine.

Le avventure della nuova vita si intrecciano con i ricordi tragicomici dei primi anni in Germania (Almanya in turco), considerato un paese assurdo per vivere.
Durante il viaggio emergono molti segreti del passato e del presente che metteranno a dura prova l’unità familiare.

“Ma siamo turchi o tedeschi?”

L’integrazione in chiave ironica

Un ritratto divertente e allo stesso tempo commovente di tre generazioni di una famiglia turca, alla ricerca di un futuro migliore.

La storia scorre sull’intreccio di un arduo passato (l’emigrazione in Germania) e un presente sereno (la vacanza nella terra d’origine).
La regista mette in luce le sfaccettature dell’integrazione, ironizzando sulle differenze linguistiche, idiosincrasie e sulle proprie tradizioni.

Un incontro-scontro culturale, condito da atmosfere etniche e battute folgoranti, che viene dipinto con sfumature leggere e dialoghi intelligenti.

Un film coinvolgente che non pecca di superficialità, fotografando con garbo una pagina di storia ed episodi autobiografici della regista.

Lungo il cammino del ricordo partecipiamo ai cambiamenti di vita e agli sforzi rocamboleschi che una famiglia compie per tenere saldi i valori.
Interessante è l’uso di filmati amatoriali di famiglie emigrate in Germania negli anni ’70.
È importante non dimenticare le nostre radici, ma capire anche che ognuno di noi è il frutto di tutte le esperienze vissute.

“E’ solo un pezzo di carta, non hai mai voluto diventare tedesco!”