90 anni di goliardia e genio. Omaggio a Ugo Tognazzi

Il 23 Marzo del 1922 nasceva a Cremona l’indimenticabile protagonista assoluto della commedia all’italiana, Ugo Tognazzi.

Una vita, una personalità che è stata un tourbillon inarrivabile di passioni, sfide, talento, sogni, ironia sfacciata e fascino. Ugo Tognazzi: una figura, un raggio di luce e genio lunghissimo nel mondo della cultura e, spingendosi un po’ in là, del costume nostrano. Componendo pagine straordinarie dentro e fuori dai palcoscenici, legando il suo nome anche alla città di Firenze. Indissolubilmente.

Eppure la biografia del capostipite dei mattatori della commedia all’italiana è tutt’altro che luccicante. Un’infanzia anonima e provinciale, a giro su e per giù per un Paese afflitto dalle piaghe di un regime dittatoriale fra povertà, arretratezza e cappa moralista. Cresciuto fin da subito con un talento da predestinato: sconfinato. Tanto da non rimanere intrappolato – fra educazioni tradizionaliste e divise calate dall’alto – per molto: debuttando già a 4 anni in uno spettacolo teatrale, ignorando cosa significasse il concetto di recitazione.

Come Mozart sta alla composizione, Tognazzi sta alla recitazione: al palcoscenico, alle Luci della Ribalta. Interrotte solo dalla chiamata alle armi in Guerra, in uno scenario (dolorosamente) trasfigurato da un romanzo di Hemingway. O da un film di Rossellini, per rimanere in patria. Rilanciando la sua natura: anche nella più atroce delle situazioni, si dilettò a organizzare spettacoli comici per i propri commilitoni.

Una personalità straripante: epicurea. In un paese che nel mondo occidentale era la periferia. Affamato fino all’ossessione dai piaceri carnali della vita, dalle sensazioni più vere. Tanto che si definì un sensuale, nel bel mezzo del decennio conformista dell’Italia del canale unico di Stato. La televisione, proprio quel mezzo che lo immortalò in sketch e gag sensazionali, al limite del parossismo comico.

Spostando l’asticella del visto e sentito (popolare) sempre più avanti: rischiando sulla propria pelle una libertà d’intenti e talento – forse – mai vista prima. Fiancheggiato da spalle memorabili, poi suoi grandissimi amici nella vita di tutti i giorni: Vittorio Gassman, Raimondo Vianello, Paolo Villaggio e Mario Monicelli. Una grande abbuffata (di estro). Nomi che, oggi, fanno tremare i polsi.

Ma è al cinema, nel fascino della pellicola, che Tognazzi ha regalato interpretazioni uniche: piccoli, grandi ritratti di una nazione. Di una cultura. Portando l’uomo qualunque di provincia, un po’ goffo, bugiardo, arruffone ma scaltro alla ribalta: sublimazione artistica di un prototipo sociale. Antropologia culturale, strappando sorrisi a milioni di italiani per decenni. Lasciando sempre un pizzico(?) di amaro in gola alla fine.

Raffigurando (ed esportando) come pochissimi figure, comparse e grandi attori di un paese: dall’industrialotto squallido e borghese de La Tragedia di un Uomo Ridicolo, all’irripetibile, geniale e amaro Conte Mascetti di Amici Miei. Soltanto per citarne due nella memoria collettiva. Dal comico al tragico, dal drammatico al folkloristicoUn uomo che ha danzato con la genialità, la provocazione, l’impegno, la fantasia e quella venatura di sindrome di Peter Pan che lo ha consacrato a mito.

Grandissimo esperto culinario, ultras sfegatato della Cremonese e del calcio, tombeur de femmes romantico e di stile: una figura che ci riconcilia con la parte passionale della vita. Inseguendola, afferrandola per non lasciarla. Mai. Nonostante una depressione che negli ultimi anni lo fece allontanare dagli obiettivi. Legatissimo alle proprie origini anche nel senso fisico del termine; ha però rappresentato come nessun altro un’icona per Firenze, inventandosi -letteralmente – un neologismo poi divenuto way of life: la Supercazzola.

Esercizio di stile, sberleffo goliardico sfrontato e un po’ spaccone (spesso) davanti alle autorità o in situazioni sacrali: affrontando, dissacrando – con la leggerezza di un (non)turpiloquio innocuo e geniale – gli accadimenti di una vita. Omaggiando e delineando, insieme a Monicelli, la vera anima fiorentina come nessuno. Ma d’altronde: Che cos’è il genio? E’ fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione. In due parole: Ugo Tognazzi.

 

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