Quando il colore è tutto. Yves Klein

Il 6 giugno del 1962, se ne andava giovanissimo, a 34 anni, Yves Kelin. A cinquant’anni dalla morte una mostra che si inaugura oggi, lo celebra in Italia, a Genova.

Personalità singolare, colto, appassionato di musica e di judo che considerava un metodo educativo per mente e corpo, ha sviluppato la sua arte sulla base di interessi teosofici e esoterici. In pittura, questo ha significato la rinuncia alla rappresentazione in favore del colore, che diventa protagonista.

Nel 1955 la sua prima esposizione di quadri monocromi mostra chiaramente la sua visione: La pittura è prima di tutto il colore in sé.

Un messaggio che comincia ad essere compreso dopo l’incontro di Klein con il critico Pierre Restany. In quello stesso periodo, insieme a un chimico crea un particolare punto di blu: international Kleine Blue (IKB). Questo colore ha per lui una grande importanza, è la sintesi tra cielo e terra, tra materia e spirito…il blu non ha dimensioni.

Il corpo, come il colore, è fondamentale per Klein, sono passate alla storia le performances durante le quali, dipingeva di blu le modelle (tra cui quella che, nel 1962,  per pochi mesi sarà sua moglie, Rotraut Uecker, sorella di Günther) per poi ottenere l’impronta del loro corpo su grandi tele bianche.

Nel 1960 insieme a Pierre Restany dà vita al Nuovo Realismo (il corrispettivo al movimento New Dada americano) con una dichiarazione congiunta con numerosi artisti contemporanei tra cui César, Arman, Christo, Jean Tinguely e Mimmo Rotella.

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