Paul Klee. La carica espressiva dell’astratto

Il 29 giugno del 1940 se ne andava Paul Klee artista che contribuì in modo essenziale e con un’identità prepotente a definire una delle correnti artistiche più importanti del Novecento.

Di origine svizzere, figlio di musicisti iniziò la sua carriera con gli studi all’Accademia di Belle Arti di Monaco.

Solo verso i trent’anni si avvicinò alle avanguardie storiche conoscendo il gruppo del Blaue Reiter (il Cavaliere Azzurro) Kubin, Macke, Marc e Kandinskij.

Insieme a Wassily Kandinskij ha dato l’apporto più importante a una pittura fondata su caratteri astratti. A differenza di Kandinskij però, il suo atteggiamento nei confronti dell’astrattismo non fu mai quello di considerarlo unica forma pittorica possibile, ma anzi, fu quello di usarlo per dare forza al suo repertorio di forme, segni e colori.

Seppe coniugare la teoria e il modo della pittura in un sistema dove il controllo dei mezzi forniva infinite possibilità di forma.

Per un certo periodo insegnò a Dessau al Bauhaus, un’esperienza che gli permise di organizzare propriamente l’aspetto teorico del suo fare artistico e così di trovare conferma alla sua ricerca di segni che si accompagnava alla scoperta delle forme della natura (colori, fiori, uccelli) ma anche all’esperienza umana (ricordo, speranza, felicità).

La sua arte si avvicina alla natura perché ne esplora le leggi della creazione, non perché ne proponga un’imitazione. E’in questo modo che riesce ad usare i suoi segni per passare da figurativo ad astratto conservando sempre una forte espressività.

 

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