No Future? Paolo Manazza alla Galleria di Palazzo Coveri

A chiusura di stagione la Galleria di Palazzo Coveri presenta, con una personale, il lavoro di Paolo Manazza, giornalista, critico e pittore.  Fino al 6 settembre.

Personalità particolare quella di questo artista che rappresenta quasi un’eccezione, essendo riuscito a muovere la propria ricerca tra teoria e pratica.

Giornalista affermato, autore di saggi critici è stato anche insegnante a livello universitario di materie quali Editoria d’arte e Teoria e pratica del mercato multimediale dell’arte. Dire quando o come si avvicina all’atto dell’arte è dunque una questione che si mescola con tutto il suo fare.

Se consideriamo le sue parole, è in de Kooning il punto di innesco, il via a una certa riflessione; la volontà di provare a fare, di catturare e restituire quell’aspetto che non è raffigurato nell’opera ma che c’è e che è “l’inafferrabile qualità di qualsiasi grande opera”.

Come lui stesso spiega “Univo l’informale americano e quello francese e italiano in una sorta di ideale congiunzione tra l’astrazione statunitense e quella europea”

La sua produzione pittorica si muove di fatto in questo ambito, dove dimostra sicurezza e una capacità indagatrice tutta personale approfondendo anche l’aspetto dell’emozione suscitata dal colore, del contatto che l’opera riesce a stabilire con l’osservatore.

E’ interessante come la forza del colore, la sua sottile abilità di condurre a quel contatto profondo tra spettatore e opera è declinata in modo simile anche nelle opere che mescolano tecnica digitale e pittura.

Anzi, sorprendentemente l’efficacia dell’incontro arriva in maniera diretta senza filtri o sovrastrutture, come una realtà che in un attimo ci appare lampante senza capire bene in che modo. Evidentemente quel contatto con l’anima è avvenuto.

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