Invisible women: le artiste invisibili dei musei fiorentini arrivano al cinema

Dopo la vittoria di un Emmy Award come miglior programma storico-culturale, il documentario tratto dal libro di Jane Fortune arriva nelle sale fiorentine. «Invisible Women» al cinema Odeon il 25 giugno 2013. 

Lei è Jane Fortune, ma tutti preferiscono chiamarla Indiana Jane, per via della sua straordinaria attitudine alla ricerca e alle storie dimenticate. Quando leggo questa nota di colore, il richiamo alla vecchia Austen è immediato.

Decido di andare a fondo e scopro che le assonanze non finiscono qui: anche al centro dell’universo della Dottoressa Fortune, scrittrice e filantropa, ci sono le donne. Non romantiche eroine d’oltremanica, ma donne che la Storia ha deciso di rendere invisibili. 

Figure femminili straordinarie e votate all’arte, come quelle del suo ultimo libro Invisibile women. Forgotten artist of Florence (2009), poi divenuto un documentario trasmesso dall’emittente americana PBS. 

Dopo la recente vittoria del premio Emmy, la pellicola arriva anche al cinema Odeon di Firenze il 25 giugno. Una proiezione unica ed esclusiva, per conoscere quelle artiste dimenticate che hanno contribuito alla grandezza del Rinascimento Fiorentino e non solo.

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Più che un racconto, il documentario assume i toni di un viaggio, un’avventura straordinaria nei musei di Firenze attraverso i restauri e le opere di artiste più o meno note, dove arte e vita finiscono irrimediabilmente per intrecciarsi, mentre l’immenso patrimonio fiorentino si tinge di rosa. 

A scuola ci hanno insegnato che il Rinascimento segna tradizionalmente la fine del Medioevo, muovendo i primi passi verso quello che sarà il secolo dei Lumi. Ma è sufficiente una breve scorsa alle biografie recuperate da Jane Fortune per capire come la condizione femminile sembra restare immutata, ancora prigioniera di quell’ombra lunga dell’età di mezzo.

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Queste le storie raccontate nel documentario, quelle di artiste invisibili che dall’epoca rinascimentale in avanti hanno cercato di affermarsi nel panorama artistico, rimanendo vittime di un pregiudizio che solo in tempi recenti si è cominciato a smantellare.

Ecco Maria Hadfield Cosway, eletta accademica a soli diciotto anni, poi obbligata dal marito ad abbandonare la pittura dopo il matrimonio, oppure la tenace Angelica Kauffman, alla quale fu consentito di effettuare copie di opere agli Uffizi solo sotto la sorveglianza di una guardia.

E ancora Suor Plautilla Nelli, ricordata come la prima pittrice fiorentina, che a causa della sua reclusione in convento ebbe sempre difficoltà nel riprodurre i corpi maschili tanto che, come scrive Vincenzo Fortunato Marchese, ella invece di «Cristi faceva Criste».  

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Su tutte loro si staglia la figura di Artemisia Gentileschi, figlia d’arte che superò il padre in bravura e audacia, divenendo una delle maggiori esponenti della scuola caravaggesca. 

Una donna anticonformista, perennemente in direzione ostinata e contraria, sempre pronta a rivendicare la propria indipendenza, anche e soprattutto nella produzione artistica.

Girò l’Italia in lungo e in largo, dipinse soggetti biblici, sebbene fosse una prerogativa maschile, conobbe l’amore e il successo, ma anche la turpe violenza carnale subita da un uomo che aveva rifiutato. 

Forse per questo ebbe una predilezione per l’episodio biblico di Giuditta e Oloferne, in cui la bella e giovane eroina uccise il crudele condottiero dell’esercito Assiro. Liberando il popolo d’Israele a colpi di scimitarra. 

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Nella città dei grandi maestri dell’arte, il documentario racconta così le sfide e i successi di donne troppo spesso dimenticate, le cui vicende biografiche costituiscono una parte tanto ignota quanto suggestiva del patrimonio culturale fiorentino. 

Indiana Jane recupera queste storie censurate come dei fossili nel terreno, sotterrati con fretta eccessiva per poi finire stipati in archivi polverosi. Storie che riemergono con forza dalle pieghe nascoste del reale, a pochi centimetri dai nostri piedi, reperti che devono essere cercati, dissepolti e ripuliti dalle incrostazioni del tempo, per essere nuovamente raccontati.

Un’archeologia letteraria dunque, che si muove lungo zone d’ombra, dal crinale pericolosamente incerto: per far riemergere le storie perdute nei fondali della Storia, infondendo loro nuovo smalto e vigore.

Invisible Women 
25 giugno 2013
Ore 19.00

Cinema Odeon
Piazza Strozzi
Firenze

Credits foto: Giuditta e la sua ancella (Galleria Palatina)
Compianto su Cristo morto (Chiesa di San Marco)
Autoritratto di Angelica Kauffmann (Galleria degli Uffizi)
San Domenico riceve il rosario dalla Vergine (Museo di San Salvi)
Giuditta che decapita Oloferne (Galleria degli Uffizi)

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